Capolavori Sibillini

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27 Marzo 2018

CAPOLAVORI SIBILLINI

“Mostrare le marche” è un progetto che fino al gennaio 2019, si occupa di valorizzare la regione. Macerata ospiterà un celeberrimo omaggio a Lorenzo Lotto, interprete magnifico del Rinascimento veneziano. Con una potente collaborazione internazionale, il maestro veneto verrà esposto prima al Prado, poi alla National Gallery; infine per la prima volta, tutte le opere del geniale artista, solitamente disperse nel territorio marchigiano, suo paese adottivo e di cui si celebra la profonda connessione, dal polittico di Recanati fino alla tarda produzione di Loreto, saranno assieme.



Milano, grazie allo sviluppo di una futura rete capillare provinciale in un’unione proficua di musei dei sibillini, offre una potente mostra, a cura di Sgarbi, con capolavori del 500, 600 e 700, salvati e provenienti dalle terribili distruzioni di chiese e musei, a causa del recente sisma nella regione.
56 opere provenienti da queste zone colpite dalla terra ribelle, sono in mostra al Museo Diocesano fino al 30 giugno 2018, per un interminabile viaggio nella bellezza di questo territorio, ricco d’arte, natura e cultura che non finisce mai di ammaliare.
Terra magica già culla di Raffaello Sanzio, Giacomo Leopardi e Gioachino Rossini che, dalla corte di Urbino in poi fu genesi del Rinascimento.
Capolavori di Perugino, Simone de Magistris, Crivelli, lo Spadino, Corrado Giaquinto, opere ancora intatte, salvate dalla distruzione sono ora fruibili a tutti.
Accoglie il visitatore all’ingresso la Maga di Giaquinto, una donna formosa e possente, triangolare, con la bacchetta in mano e attorniata da strumenti di potere come il pentacolo, libri e un teschio. Questo quadro con allusioni all’occulto, all’esoterismo possibilmente identificabile con Circe o Medea, proviene dalla pinacoteca Duranti di Montefortino.
Altra opera sublime il Cristo della Passione di Perugino e Santa Caterina di Antoniazzo Romano.
La tavola del Matrimonio mistico di santa Caterina, riferibile alla bottega del Ghirlandaio (1480) proviene assieme all’affresco staccato di Pierpalma da Fermo, la Madonna del latte, dalla pinacoteca civica Sipione Gentili di San Ginesio, collezione anch’essa toccata dal sisma.
Bellissima anche la pala d’altare La pietà e i santi Bartolomeo, Sebastiano, Rocco e Ginesio di Simone de Magistris, eccelso manierista allievo di Lotto.
E misterioso, alchimista, esoterico come Lotto fu un altro grande.
Nell’epoca della curiositas a cavallo tra 400 e 500, c’è un personaggio che spacca il secolo; interessato all’esoterismo con una sensibilità che devasta la banalità, nel 1471 nasce Albert Dürer, di cui Milano, Palazzo Reale, offre fino a fine giugno una bellissima mostra. Egli fu matematico e umanista, eccelso pittore con un cervello metodico e brillante che poneva grande attenzione ai dettagli e alla natura. L’artista è in dialogo con i grandi che lo trasformarono: da Bellini a Aldorfer, da Baldungrien, Cranach. Imperdibile.
Infine a Roma, sempre Sgarbi, ormai Salvator Mundi di bellezze nascoste, ha presentato alla stampa l’emersione di 100 opere che, anziché morire e deperire nei depositi, saranno visibili e spostate a Perugia per diversi mesi.
Opere di Paris Bordon, Raffaello, Bronzino, Palma il Giovane, Pietro da Cortona Giambologna, Jacopo Bassano o Lavinia Fontana, prima collocate negli spazi dell’Accademia di San Luca, ora risorgono.
Quest’ultima, un'associazione di artisti, fondata ufficialmente nel 1593 da Federico Zuccari, che ne fu anche primo direttore, arricchita da museo sublime, ebbe il presupposto di elevare il lavoro degli artisti al di sopra del semplice artigianato. Dei visionari.
Nacque così la prima accademia, il cui emblema è lo stemma che ancora oggi la caratterizza: un triangolo equilatero formato da tre strumenti caratteristici delle tre arti principali praticate all'interno dell'istituzione; il pennello per la pittura, lo scalpello per la scultura e il compasso per l'architettura. Proprio quello che si riuscirà a vedere in mostra a Perugia da Marzo 2018.

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