Deficit / The Lack

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Galleria Poggiali e Forconi
Firenze, Italia

16 Marzo 2013

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Ubi leonis pellis deficit, vulpina induenda est

Sabato 16 marzo 2012 ore 18.00, la Galleria Poggiali e Forconi presenta DEFICIT / THE LACK, una mostra che mette in dialogo, in un progetto appositamente concepito, le opere di Harun Farocki, David Michalek e il giovanissimo Krzystoz Klusik, che espongono per la prima volta in Italia.
Il video maker e documentarista tedesco Harun Farocki reduce dal recente successo della mostra Images of War (at a Distance) al Moma di New York (29 giugno 2011-2 gennaio 2012), presenta la video-installazione Deep play, prodotta ed esposta per Documenta 12 a Kassel e, successivamente, presentata al Museo Reina Sofia di Madrid, e il video Nothing Ventured.


Deep Play analizza simultaneamente da 12 diverse prospettive la partita finale dei Mondiali di calcio del 2006 Italia-Francia giocata a Berlino (città in cui l’artista vive), vista da un miliardo e mezzo di spettatori nel mondo. Montata su 12 schermi che si compongono del punto di vista dell’artista, delle immagini della FIFA, di sequenze d’animazione in 2D e 3D, ricostruendo così l’evento da più prospettive.
La monumentale video-installazione, ricreata appositamente negli spazi della galleria, traendo spunto da un gioco come il calcio, seguitissimo da milioni di spettatori, fa riflettere su qualcosa che va oltre il mero intrattenimento calcistico, ed esplora l’impatto delle nuove tecnologie dell’immagine sulla coscienza dell’individuo e della società, ovvero il gap tra la tecnologia visiva e la sostanziale perdita di focus e d’attenzione su quello che si sta osservando, metafora della vita che diventa sempre meno vissuta: la partita giocata si perde a favore di quella virtuale, fatta di schemi di gioco, video e moviole, proiezioni animate, ecc.
Nothing Ventured narra la storia di un giovane imprenditore a caccia di soldi per finanziare un’idea che egli reputa vincente, simbolo ancora una volta di un deficit, la mancanza di collaborazione che si è creata oggi tra il mondo dell’imprenditoria che detiene il denaro e quello delle idee e della creatività che ne è sprovvisto.

L’americano David Michalek, dopo i successi ottenuti dalle sue recenti esposizioni al Le Laboratoire di Parigi, al Center of Contemporary Art di Torun in Polonia e alla Serpentine Gallery di Londra, presenta tre opere appositamente ricreate per la mostra a Firenze. L’installazione ambientale multimediale Becky, la video installazione Figure Studies (co-commissionata dalla Demarco European Art Foundation e presentata in anteprima nell’agosto dello scorso anno al Festival di Edimburgo) e una versione di quest’opera realizzata utilizzando come supporto media tre I-pad.
Figure Studies è composto da una serie di registrazioni video che riprendono i gesti e i movimenti di diversi soggetti per un piccolissimo intervallo di tempo, soltanto cinque secondi, a frame rate molto elevati, 3000 fotogrammi al secondo, in modo che, riproducendo successivamente il video in tempo reale, i cinque secondi risultino come dieci minuti di movimenti lentissimi.
Protagonisti sono persone diverse per età, fisicità, etnia e cultura, non più dunque solo ballerini, come nel famosissimo lavoro di Michalek Slow Dancing.
Corpi di atleti in movimento, persone che compiono gesti normali della quotidianità, insieme a soggetti con traumi fisici che hanno per necessità movimenti differenti dalle persone normo-dotate: difficoltà e deficit nel muoversi che tuttavia il video estremamente rallentato annulla, mostrando invece soltanto la forza accattivante dei gesti scomposti indifferentemente in tutte le persone riprese nei video.

Nell’installazione Becky l’artista riprende e rielabora l’opera Becky at the kitchen. Negli spazi della galleria sarà ricreata una stanza della casa di Becky, una giovane donna, conosciuta da Michalek, forzatamente dichiarata “pazza” dal vicino di casa e dalla società, che le riconosceva dei deficit mentali inesistenti avvallati peraltro dai servizi sociali, forse troppo affrettati e poco accurati nei giudizi psichiatrici.

Il terzo artista è il giovane polacco Krzystoz Klusik: poco più che ventenne, ha esposto ancora studente alla Gallery of Modern Art
di Opole nel 2011 ed è reduce dalle sue due prime personali in Polonia, l’ultima recentissima alla Galeria U, di Wrocław.
Klusik utilizza, come media preferito la pittura, dipingendo con grandissima eleganza quello che non tutti sono in grado di vedere: toglie dai quadri dettagli fondamentali, come ad esempio da un’automobile il guidatore e i passeggeri o dipinge come soggetto un paio di scarpe cui manca una persona che l’indossi. Attraverso l’assenza degli oggetti e dei soggetti, l’artista porta quindi lo spettatore in una dimensione di solitudine in cui meditare su ciò che manca nella nostra società, come l’identità del singolo, l’affetto, ma anche gli ideali morali e politici.

Attraverso le opere di questi tre artisti internazionali esponenti di tre generazioni diverse, Harun Farocki nato in Germania nel 1944, David Michalek nato negli Stati Uniti nel 1967 e Krzystoz Klusik nato in Polonia nel 1987, la mostra intende esplorare diverse forme di deficit della nostra società chiusa nel torpore della crisi degli ultimi anni, interrogandosi su come si sia arrivati in primis a una mancanza di ideali, a mancanze sociali e affettive, oltre che a mancanze economiche e finanziarie, rivelando come l’arte sia l’unico mezzo concreto e gioioso per colmare tali gap.



Catalogo italiano/inglese edito dalla Galleria Poggiali e Forconi. Testi in catalogo di Gaia Serena Simionati.

Galleria Poggiali e Forconi Via della Scala, 35/A 50123 – Firenze

Project Room Via Benedetta, 3r 50123 – Firenze
T.  055.287748 F.055.2729406
E info@poggialieforconi.it www.poggialieforconi.it


Martedì – sabato 10 – 13 /15.00 -19

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