Call me by your name di Luca Guadagnino. Enigma di un pomeriggio d'autunno dove l'anima non ha sesso

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25 Gen 2018

God definitely exists and strongly appears in an epiphanic rare 212 minutes in #Call me by your name
Consiglio preliminare.
Per la vostra salute emotiva e una felicità intrinseca, prima di leggere impostate questo sottofondo: https://www.youtube.com/watch?v=Sa07NDPRQuc

Chi non ha mai avuto uno zainetto dell’Invicta giallo e blu alzi la mano?
Chi non ha mai indossato giorno e notte un Walkman anche a letto?
Chi non conosce le poesie di Antonia Pozzi?
Con queste tre apparenti banali domande si insinua il film più intelligente dell’anno di Luca Guadagnino, già candidato all’Oscar, che gli auguriamo di riuscire a posizionare in bella vista sulla mensola più visibile di camera sua.
Ma anche in salotto va bene.
Girato tra Crema, Pandino, Lodi, la bassa milanese con quel fascino delabre’  di muri di mattoni sdruciti, banchi di nebbia sospesi come respiri, vegetazione estiva lussuriosa, ribelle e non domata, a volte immobile  sotto una coltre di neve, a volte movimentata da frutteti rigogliosi di pesche e albicocche, si staglia una storia d’amore non convenzionale, srotolata in luoghi ameni, con ampi spazi di quel territorio neutro che è una villa seicentesca.          

Quasi onirico, senza tempo, metafisico secondo il filosofo Andronico da Rodi. O come può divenirlo una natura morta di Morandi. Un abbaglio di luce di Turner. O l'enigma di un pomeriggio d'autunno, manifesto di Giorgio de Chirico.


I have loved you for the last time
Visions of Gideon,
Visions of Gideon,
Visions of Gideon
And I have kissed you for the last time
Visions of Gideon,
Visions of Gideon   

Anche la musica è quasi un personaggio; dalla poesia di Sufjan Stevens a Sakamoto, da J.S. Bach a Loredana Bertè, il caleidoscopio musicale è tanto potente e utile a far assaporare meglio le immagini. Per non parlare della divinità che ha concepito il montaggio olistico e unico, fluido e pulito come i ruscelli e fiumi in cui si immergono spesso i protagonisti.
Immagini d’arte, scultura, archeologia costellano il film, assaporando un’Italia anni '80, nostalgica e più umana. Andata.
In queste atmosfere languide, calde e estive si sviluppano attrazioni giovanili e poesia dei gesti; quelli di una bellissima madre per il figlio Elio (ottimamente interpretato da Timothée Chalamet) ragazzo sensibile, elegante e creativo, amante della musica, pianista, intellettuale, profondissimo e sessualmente confuso. Quelli di Elio per Oliver (Armie Hammer) una sorta di amorevole divinità greca, (come le statue di Prassitele, Skopas o Lisippo che riemergono dall'acqua, efebe e tornite) reincarnata in uno studente di dottorato ventiquattrenne che arriva ospite in villa per 6 settimane. "Muvie Star".
Bello come il sole e la luna assieme. Apollo ed Efebo. Sia in quelli verbali (gesti) di un padre che rende libera la propria creatura senza giudizi sterili e inutili nel poter amare e usare il proprio corpo quando e con chi vuole, che troviamo nel commovente, illuminato discorso finale.Un capolavoro anche e solo quello. Invece di pieghe e risvolti di questo spessore, ce ne sono moltissimi nel film e anche nel libro; nostalgici, sessual - erotici, artistici. Spunti che divengono cemento dell'Italia e della sua grandezza che fu: romantica e libera, affettuosa e colta. Un miraggio! Come la potenza silenziosa di questo eccelso e imperdibile film, fatto di piccoli gesti, cose amorevoli, sguardi innamorati e cultura del sorriso. Alla fine annusate tutte le 271 pagine del libro che leggerete di #AndrèAciman, piangete, baciate #LucaGuadagnino, sposate #ArmiHammer, abbracciate #SoufianeStevens, siate liberamente sedotti dall'intelligenza, lo charme e la fugacità di #TimothéeChalamet. E di tutto quello che essi rappresentano: amore puro!
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