35 TORINO FILM FEST_ Tito e gli alieni

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25 Nov 2017

di Paola Randi


Uno zio scienziato, due nipotini napoletani e orfani, l’area 51, il deserto del Nevada, un divano blu, lo spazio, gli alieni e una fotografia elegante che catapulta su altri livelli.










                                                                         


Tutti questi elementi apparente non collegati tra loro, intessono e puntellano come palafitte, Tito e gli alieni, facendolo sembrare un film d'arte per la bellezza che ne scaturisce.

La trama si dipana con queste trovate originali, tipo un’acchiappasuoni,  maschere da alieni, delle cuffie con trecce bionde, un divano blu nel mezzo del nulla desertico, una bolla di casa gonfiabile comprata su internet che va richiusa se no si sgonfia.

Il film è fatto da un grande scenografo, un’ottima fotografia e trovate ironiche, divertenti oltre che la profondità con cui si parla di morte, persone scomparse e memoria. Si piange e si ride e anche se la trama vira un pò al melodrammatico, il film convince per i suoi tocchi inaspettati e originali come solo Napoli sa dare.

E' un film originale, con trovate simpatiche, di grande gusto cromatico, immagini raffinate e sorprendenti, alla fine racconta che in un'epoca difficile come questa, sembrano essere alieni i napoletani, tutti quelli che hanno un cuore, quelli che vivono di amore e creatività.


Una sorella ricercatrice scientifica che a Londra si occupa di migrazione cellulare, origini palermitane e veneziane che si sviluppano a Milano, questo è il background di Paola Randi che con questo film, dirigendo Mastanadrea molto meglio di Genovese in The place, visto al film festival di Roma  conferma che gli ottimi attori lo sono, quando ci sono  registi in forma, per così dire " spaziale".

 



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