16 Luglio 2019
Corea. Anni 30. Visi femminili eburnei e pallidi come porcellane pregiate fin de siècle. Colonizzazione giapponese. Queste le coordinate spazio temporali visive di questo meraviglioso racconto ispirato da Ladra, il romanzo bestseller di Sarah Waters, trasferendone però la storia dalla Londra del 1862 al sud est asiatico.
Kintsugi, letteralmente kin (oro) e tsugi (unire), significa “aggiustare tramite l'oro” e rappresenta una tecnica millenaria ispirata ad una chiara filosofia di vita, che ci insegna la resilienza e a non gettare ciò che è rotto, ma a ripararlo in un modo così intelligente dal renderlo migliore di prima.
Se questo potesse valere anche per le anime varrebbe la pena proporlo per i personaggi di questo film in cui, ciascuno a proprio modo, ha subito una rottura apparentemente irreparabile.
La giovane orfana e povera Sookee viene assunta come dama di compagnia per la ricca giapponese Hideko, che vive reclusa in un enorme palazzo sotto il controllo del tirannico zio. Sookee però ha un segreto: con l'aiuto di un truffatore che si fa passare per un conte giapponese ha in mente altri piani per Hideko...
L'incontro narra la vicenda che nel cuore ha la relazione sensuale che si crea tra la giovane ereditiera giapponese e la cameriera coreana, meravigliosamente interpretate rispettivamente da Kim Min-hee e dall'esordiente Kim Tae-Ri. Perfettamente riuscite le reciproche bellezze e interpretazioni, cavalcate anche da una potentissima fotografia del direttore Chung Chung-hoon e da uno script perfetto, scritto letteralmente da Dio, il film fa volare le 2 ore e 20 che lo animano.

