14 FESTA di ROMA_Antigone di Sophie Deraspe

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18 Ottobre 2019

Un film potente, disgregante, attuale, implacabile, utile, anodino. That's it!
Queste parole basterebbero a chiudere qui una recensione di un film iconoclasta e validissimo. A volte tentare di descrivere una vera opera d'arte diviene ridicolo, blasfemo e miserrimo.

Ed è questo il caso perchè qualsiasi aggettivo si tenti di usare sarà sempre troppo banale in confronto alle emozioni e al baratro di intensità e magnitudine da esse provocato.
Come in questo caso dove, tragedia, antichità, teatro, cultura e contemporaneità, arte, video-arte attenzione alla pittura, ai graffiti, al sociale e ai social, alla giustizia e alla mancanza di legami familiari, alla dissoluzione di ogni intensità emozionale provocata dalla nostra società danno luce e vita a una lotta sociale, anche contro un sistema di morte e giustizia ingiusta.
Oltre a ciò si scatena una riflessione profonda sulla solidarietà e generosità d'animo tra i membri di questa famiglia di immigrati arabi trasferiti in Canada, oggi più che mai valori assenti alla volta di egoismo, superficialità, dissacrazione anche dei legami sanguigni, che vengono qui invece valorizzati, sacralizzati, difesi a scapito di tutto: ingenuità, vendita di droga, furti, appartenenza a gang e clan come quello degli habibi che, forse non a caso, in arabo vuol dire AMORE.

Tema questo prevalente del film, mai analizzato in modo banale, assieme alla frase francese, pronunciata dalla protagonista in carcere: mon coer m'a dit que, che subito diviene virale. Come se la rete riconoscesse la verità. Da sola. Mentre la giustizia no. Nemmeno con dei suggerimenti evidenti.
Altra tematica vera è quindi quella dell'autorità: sia essa carceraria, penale, legislativa, del sistema o la coercizione e potestà esercitata da un padre troppo autorevole.

Nonostante il dramma che circonda l'immigrazione della sua famiglia, Antigone si è adattata bene alla vita nordamericana. Con la sorella Ismene, i fratelli Eteocles e Polynices, e la nonna Menoeceus, vive una modesta esistenza in un quartiere operaio di Montréal. La situazione è però destinata a una svolta tragica quando Eteocles, il fratello maggiore, viene per sbaglio ucciso dalla polizia durante l'arresto di Polynices, piccolo spacciatore.

A tutto questo si aggiunga una performance della protagonista degna di Eleonora Duse o Isadora Duncan, in quanto è in un ruolo molto fisico e impegnativo, estremamente teatrale e forte, carismatico e avventuroso, ricco di idee, colpi di scena cambi di identità e trasformazioni che avrebbero allietato anche il teatro elisabettiano, dove uomini recitavano parti femminili e viceversa.

Parte e menzione a sè hanno gli interventi pittorici, di video-arte e musica che sono estremamente sofisticati realizzati dal figlio della regista che contribuiscono a spezzare l'atmosfera pesante dell'intera storia, come carini intervalli di vita, in uno scenario dove ahimè imperversa lo spettro di morte e dolore, come una vera tragedia greca. Ma contemporanea. Quella di Antigone appunto.









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