28 Febbraio 2020
Forum
"La tenerezza, tenerezza è detta, se tenere cose dètta"
Sandro Penna
La pellicola nei suoi artistici e schietti 77 minuti raggiunge diversi livelli di riflessione. Anche ironici a tratti.
Da un lato, un'anima, quella di Bianca Dolce Miele. Orfana fin da giovane, calva, glabra, con una pelle eburnea come una plastica statua del Canova, incrocio tra una super dolce geisha e zio Fester. A differenza di quest'ultima però, essa è animata da un'interessante voce roca, specchio dell'anima, che ti rimane in testa e che sembra sempre sul punto di spezzarsi. Come la sua vita.
Bianca è una transessuale che ha scelto di prostituirsi per lavoro. Trentanovenne, vive a Milano nel quartiere popolare di Quarto Oggiaro in un appartamento al terzo piano di un edificio costruito negli anni Settanta. Figlia di uno scultore e poeta milanese: Cesare Riva, come fosse da lui scolpita, è essa stessa opera d'arte; intesa come stratificazione di controsensi e capacità di dare amore, essa ha un vecchio modello di telefono cellulare, per incontrarla la si può contattare sui siti di incontro.
Per tale motivo, Bianca deve sempre rimanere a casa: non rispondere a un messaggio, significherebbe perdere un cliente. La casa è dunque uno dei due punti fermi della sua vita, in cui la vediamo radersi, truccarsi, accompagnata dal suo gatto nero e candele inserite in bottiglie su cui cola la cera. Non c'è mai luce elettrica in casa e le persiane sono sempre mezze chiuse in una penombra anche emotiva.
L'altro punto fermo di Bianca è Natasha, sua compagna da sedici anni. La transessuale giapponese che si divide tra Milano e il Brasile non vede Bianca da ben due anni, ma ciò che le unisce sono telefonate quotidiane.
Dall'altro, le anime di coloro che arrivano, clienti, avventori, curiosi a cui Bianca riesce a portare sollievo, affetto e dolcezza. Tra questi un intellettuale, esperto di cinema, che si porta da casa la carne Montana in scatola e beve Tavernello bianco anche caldo, che si avventura in un pasto simileucaristico e apparecchiando, come in una liturgia sacra, il corpo di Bianca che funge da base per un nutrimento che sa di comunione più di spirito e mente che di corpi.
La casa dell'amore è l'ultima pellicola di una trilogia specifica sulla casa. Ricordiamo che nel 2018 Dulcinea fu selezionato al 71° Locarno Film Festival in concorso nella sezione "Signs of life" e il successivo Pierino al 61° DOK Leipzig.
Tutti e tre i lavori hanno come focus spazi privati, al cui interno si muovono, vivono, agiscono i protagonisti, i personaggi, che li animano i quali hanno sempre degli stili di vita e lavori ben legati a questo spazio intimo, privato e, come nel La Casa dell'amore sanno essere pieni di delicatezze, visioni e performance artistiche, tenerezze.
Bianca è una transessuale che ha scelto di prostituirsi per lavoro. Trentanovenne, vive a Milano nel quartiere popolare di Quarto Oggiaro in un appartamento al terzo piano di un edificio costruito negli anni Settanta. Figlia di uno scultore e poeta milanese: Cesare Riva, come fosse da lui scolpita, è essa stessa opera d'arte; intesa come stratificazione di controsensi e capacità di dare amore, essa ha un vecchio modello di telefono cellulare, per incontrarla la si può contattare sui siti di incontro.
Per tale motivo, Bianca deve sempre rimanere a casa: non rispondere a un messaggio, significherebbe perdere un cliente. La casa è dunque uno dei due punti fermi della sua vita, in cui la vediamo radersi, truccarsi, accompagnata dal suo gatto nero e candele inserite in bottiglie su cui cola la cera. Non c'è mai luce elettrica in casa e le persiane sono sempre mezze chiuse in una penombra anche emotiva.
L'altro punto fermo di Bianca è Natasha, sua compagna da sedici anni. La transessuale giapponese che si divide tra Milano e il Brasile non vede Bianca da ben due anni, ma ciò che le unisce sono telefonate quotidiane.
Dall'altro, le anime di coloro che arrivano, clienti, avventori, curiosi a cui Bianca riesce a portare sollievo, affetto e dolcezza. Tra questi un intellettuale, esperto di cinema, che si porta da casa la carne Montana in scatola e beve Tavernello bianco anche caldo, che si avventura in un pasto simileucaristico e apparecchiando, come in una liturgia sacra, il corpo di Bianca che funge da base per un nutrimento che sa di comunione più di spirito e mente che di corpi.
La casa dell'amore è l'ultima pellicola di una trilogia specifica sulla casa. Ricordiamo che nel 2018 Dulcinea fu selezionato al 71° Locarno Film Festival in concorso nella sezione "Signs of life" e il successivo Pierino al 61° DOK Leipzig.
Tutti e tre i lavori hanno come focus spazi privati, al cui interno si muovono, vivono, agiscono i protagonisti, i personaggi, che li animano i quali hanno sempre degli stili di vita e lavori ben legati a questo spazio intimo, privato e, come nel La Casa dell'amore sanno essere pieni di delicatezze, visioni e performance artistiche, tenerezze.

