02 Settembre 2021
Basterebbero i due minuti a cavallo tra la prima e la seconda ora, per amare questo particolare film nell'esattezza del minuto 58esimo. Si vedono due persone, una donna al piano che strimpella cercando la via. E dalle scale in legno di una grande casa di un ranch, un uomo infelice che col bangio cerca di dare ritmo e forza alle stonature di lei inesperta.
Jane Campion già ci aveva abituato al dialogo potente silenzioso, ricercato di una pianista muta con un aborigeno non della sua estrazione sociale, ma con simili sensibilità che si scoprono attraverso la musica e le sonate di lei, trovando un ponte bellissimo.
Ecco in questa scena avviene lo stesso. Due anime diverse prima in ostilità che cercano un dialogo, seppur in note, certificando una volta per tutte che li dove non arriva la parola arriva l'arte, la musica, il cinema; ed è proprio su questa tematica che si basa tutto questo festival la comunicazione tra anime attraverso l'arte e la visione, come apertamente ed elegantemente dichiara il manifesto della mostra che potremmo chiamare "Lo sguardo degli altri" di Mattotti.
Osservare la vita di questi due fratelli nel film che non si capiscono non si amano fa poi invece rilevare quanto forte invece possa svilupparsi un legame con un estraneo come la donna che uno dei due fratelli incontra e di cui si innamora. Così, a cascata l'amore è poi contagioso e se inizialmente anche il secondo fratello sembra essere affascinato da questa fragile donna che arriva in casa con suo figlio, poi le carte, come sempre fa il destino che ha piu fantasia di noi, si scomplgliano e capovologono intuizioni, sensazioni, sguardi, lasciando lo spettatore confuso come se fosse preso a sberle per mezz'ora in un saloon.
Molte sono le immagini che cristallizano la sensibilità della Campion mai tradita, totalmente riversata sui suoi personaggi che poi sono quelli dell'ottimo romanzo del 1967 di Thomas Savage appunto, da cui è tratto il film The power of the dog interpretato da Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst, Jesse Plemons e Kodi Smit-McPhee. L'immagine di un cane tra le montagne che solo chi ha lo sguardo lungo più scorgere.
Ecco in questa scena avviene lo stesso. Due anime diverse prima in ostilità che cercano un dialogo, seppur in note, certificando una volta per tutte che li dove non arriva la parola arriva l'arte, la musica, il cinema; ed è proprio su questa tematica che si basa tutto questo festival la comunicazione tra anime attraverso l'arte e la visione, come apertamente ed elegantemente dichiara il manifesto della mostra che potremmo chiamare "Lo sguardo degli altri" di Mattotti.
Osservare la vita di questi due fratelli nel film che non si capiscono non si amano fa poi invece rilevare quanto forte invece possa svilupparsi un legame con un estraneo come la donna che uno dei due fratelli incontra e di cui si innamora. Così, a cascata l'amore è poi contagioso e se inizialmente anche il secondo fratello sembra essere affascinato da questa fragile donna che arriva in casa con suo figlio, poi le carte, come sempre fa il destino che ha piu fantasia di noi, si scomplgliano e capovologono intuizioni, sensazioni, sguardi, lasciando lo spettatore confuso come se fosse preso a sberle per mezz'ora in un saloon.
Molte sono le immagini che cristallizano la sensibilità della Campion mai tradita, totalmente riversata sui suoi personaggi che poi sono quelli dell'ottimo romanzo del 1967 di Thomas Savage appunto, da cui è tratto il film The power of the dog interpretato da Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst, Jesse Plemons e Kodi Smit-McPhee. L'immagine di un cane tra le montagne che solo chi ha lo sguardo lungo più scorgere.

