02 Settembre 2021
Cosa centrano un camorrista, una zia pazza, ma gnocca, un regista, Maradona e uno studente del classico? Una beata mazza - direte voi. Si ma in un mondo non sorrentiniano! Invece, nell'universo, perchè dire mondo sarebbe troppo ristretto, di questo stralunato orfano, orfano come lo furono il geniale Miloš Forman, come Cenerentola, Candy Candy, Remì o Oliver Twist di Dickens..
Oppure come Tom Sawyer e Huckleberry Finn di Twain, come Clinton e Draghi, Harry Potter (J. K. Rowling), Batman e l'Uomo Ragno. Abbiamo visto di tutto in Paolo's world.
E di cose assurde, se ci pensate bene ne avvengono molte. E diventano pure fonte di scrittura, di ascolto, di dipendenza.
Immagini indelebili, in paradisi della mente in cui scarne suore fanno scalini in ginocchio, brunette intelligenti acrondroplasiche sono direttrici di giornale, fenicotteri giganti sovrastano città urbanizzate, corpi in gessato calati in cemento fresco. Eleganti carri funebri trainati da pennacchi rossi sulle cime dei loro cavalli vanno al ralenti, si fanno viaggi nella droga al contrario e vescovi, masterchef tonacati decantano ad altri ricette gourmet.
Numerini, come dal panettiere, di gente da rifare dal chirurgo plastico, bambine artiste, incrocio tra Yves Kline e Pollock, passano adolescenze frustate lanciando secchiate di colore, o campi da calcio dentro a Hotel cinque stelle lusso in Svizzera.
Apparizioni di stragnocche nude, meglio se Miss Mondo che, novelle veneri botticelliane non in sovrappeso, escono dall'acqua riscaldata, meglio se termale, letteralmente uccidendo il precario sistema linfatico e circolatorio di due vecchietti in osservazione. E poi asceti monaci che levitano, scene campestri a ricordo di fattori e i macchiaioli in cui mucche sapientemente biascicano erba. Visioni Lachappelliane di auto in fuga tra colori lisergici o madonne che sollevano figli morti sono solo accenni della galassia pittorica di Sorrentino.
Guidato appunto dalla mano di Dio, l'assenza di guida, guida verso la visione. Non solo sua. Ma di tutti gli orfani che, come se fossero tutti uniti da una rete invisibile si tramandano miracoli. Questa cosa va ben oltre. Va oltre perchè sono immagini che provengono dal fuori; troppo extraterrestri per essere vere, troppo immateriali, artificiali e spurie per appartenere a tutti. Ecco, una volta chiarito questo punto, coloro che hanno i genitori, smettano pure di leggere perchè non capiranno.
Chi invece ha solo un genitore tenti almeno di sintonizzarsi.
Agli altri sconsiglio di proseguire perchè la vita è breve ed è meglio non perderne secondi. Si perchè la capacità di far ridere gli altri, di arricchirli, di alleggerili dal peso della realtà, attraverso immagini potentissime ed eleganti, attraverso racconti fantasiosi e ora, attraverso il proprio dolore, è fonte non solo di ovvia intelligenza, ma anche di grande personalità e anima.
Quella stessa che spesso manca a una critica stitica che a stento sa mettere in accordo il colore di un orrido jeans mal scelto con una maglietta scolorita da lavaggi frequenti.
Certo che l'abito non fa il monaco, ma è come se un obesa criticasse una fotomodella: chi non ha il Phisique du rôle a volte dovrebbe imparare a stare zitto o almeno a guardarsi dentro, magari anche fuori, nella mancante eleganza che lo veicola, prima di sparare sentenze surclassanti.
Ecco, per coloro che hanno i genitori, ma hanno comunque, nonostante il mio consiglio di smetterla li, deciso di continuare a leggere, dirò che la poesia di Sorrentino, giace non solo nel far trasudare tutto il dolore che ha caratterizzato la sua giovinezza in fotogrammi e sulla pelle degli altri fuori dal film, ma anche nella potenza di questa frase che lo riassume.
La grandezza di un uomo è data dalla pazienza e dalle opportunità che ha avuto contro. E anche quella, oltre all'uomo, di un grande regista.
E di cose assurde, se ci pensate bene ne avvengono molte. E diventano pure fonte di scrittura, di ascolto, di dipendenza.
Immagini indelebili, in paradisi della mente in cui scarne suore fanno scalini in ginocchio, brunette intelligenti acrondroplasiche sono direttrici di giornale, fenicotteri giganti sovrastano città urbanizzate, corpi in gessato calati in cemento fresco. Eleganti carri funebri trainati da pennacchi rossi sulle cime dei loro cavalli vanno al ralenti, si fanno viaggi nella droga al contrario e vescovi, masterchef tonacati decantano ad altri ricette gourmet.
Numerini, come dal panettiere, di gente da rifare dal chirurgo plastico, bambine artiste, incrocio tra Yves Kline e Pollock, passano adolescenze frustate lanciando secchiate di colore, o campi da calcio dentro a Hotel cinque stelle lusso in Svizzera.
Apparizioni di stragnocche nude, meglio se Miss Mondo che, novelle veneri botticelliane non in sovrappeso, escono dall'acqua riscaldata, meglio se termale, letteralmente uccidendo il precario sistema linfatico e circolatorio di due vecchietti in osservazione. E poi asceti monaci che levitano, scene campestri a ricordo di fattori e i macchiaioli in cui mucche sapientemente biascicano erba. Visioni Lachappelliane di auto in fuga tra colori lisergici o madonne che sollevano figli morti sono solo accenni della galassia pittorica di Sorrentino.
Guidato appunto dalla mano di Dio, l'assenza di guida, guida verso la visione. Non solo sua. Ma di tutti gli orfani che, come se fossero tutti uniti da una rete invisibile si tramandano miracoli. Questa cosa va ben oltre. Va oltre perchè sono immagini che provengono dal fuori; troppo extraterrestri per essere vere, troppo immateriali, artificiali e spurie per appartenere a tutti. Ecco, una volta chiarito questo punto, coloro che hanno i genitori, smettano pure di leggere perchè non capiranno.
Chi invece ha solo un genitore tenti almeno di sintonizzarsi.
Agli altri sconsiglio di proseguire perchè la vita è breve ed è meglio non perderne secondi. Si perchè la capacità di far ridere gli altri, di arricchirli, di alleggerili dal peso della realtà, attraverso immagini potentissime ed eleganti, attraverso racconti fantasiosi e ora, attraverso il proprio dolore, è fonte non solo di ovvia intelligenza, ma anche di grande personalità e anima.
Quella stessa che spesso manca a una critica stitica che a stento sa mettere in accordo il colore di un orrido jeans mal scelto con una maglietta scolorita da lavaggi frequenti.
Certo che l'abito non fa il monaco, ma è come se un obesa criticasse una fotomodella: chi non ha il Phisique du rôle a volte dovrebbe imparare a stare zitto o almeno a guardarsi dentro, magari anche fuori, nella mancante eleganza che lo veicola, prima di sparare sentenze surclassanti.
Ecco, per coloro che hanno i genitori, ma hanno comunque, nonostante il mio consiglio di smetterla li, deciso di continuare a leggere, dirò che la poesia di Sorrentino, giace non solo nel far trasudare tutto il dolore che ha caratterizzato la sua giovinezza in fotogrammi e sulla pelle degli altri fuori dal film, ma anche nella potenza di questa frase che lo riassume.
La grandezza di un uomo è data dalla pazienza e dalle opportunità che ha avuto contro. E anche quella, oltre all'uomo, di un grande regista.

