08 Settembre 2021
Come tutte le buone premesse o promesse, esse spesso valgono proprio perchè non vengono mantenute. Ahimè è questo il caso di Gabriele Mainetti. Lui che ci aveva così spiazzati e conquistati con il suo Jeeg Robot vede ora quegli stessi miracoli iniziali delusi con un film che non ha un vero focus, è troppo lungo, non conquista e non si capisce a chi voglia rivolgersi.
Forse ridondante o tronfio sono gli aggettivi più qualificanti. Già la citazione del titolo, omaggio o plagio di Freaks del geniale Tod Browning non è di aiuto nell'emulare un geniaccio di tale fattezza. La diversità come tema inclusivo è sviluppato in modo banale e, a dir poco noioso, generando per sti 4 del circo mezzapiotta, un esito opposto, cioè fastidio. Inoltre mescolare generi diversi: fantasy, guerra, fantascienza porta a una cosa raffazzonata che non si addice ai ragazzini, notoriamente amanti dei supereroi, ma qui abbindolati da ben 30 minuti di battaglie, sparatorie, esplosioni e violenza anche ridondante, e non fanno il caso, oltre che annoiare pure gli adulti.
Si tutto è buono gli attori, la fotografia, la macchina pirotecnica, ma è come se si fosse perso quel guizzo geniale che ha inchiodato nelle nostre già precarie memorie scene tipo il distaccamento del bancomat dal muro o il mangiatore seriale di budini al cioccolato o alla vaniglia, ho un vuoto di memoria imperdonabile, che era Santamaria o l'indimenticabile performance vocale di Marinetti, la cui mancanza di sente molto nel film.
Tutto risulta un compitino scolastico, lezioso e ben fatto.
Appaiono fin da subito 4 supereroi. Uno superdotato che soffre di acrondroplasia, che sembra che abbia appena fatto il Pfizer: cioè pieno di forchette attaccate ovunque.
Un altro, molto peloso che sembra me, prima della ceretta, o un incrocio tra lo Yeti, Chewbecca di Star Wars e le scimmie all’inizio di Blade Runner.
Poi un catalizzatore di insetti che è Pietro Castellitto, più simile ora alla cantante degli Eurythmics, al secolo Annie Lennox, che va in overdose recitativa e la donna dell’Enel, unica ragazza nel film che fa luce dall’interno e funge da lanciafiamme, peggio di Mangiafuoco in Pinocchio.
Ecco in tutto questo impianto milionario, folcloristico, acciappasimpatie, sembra che manchi la cosa primaria: il cuore quello che Mainetti aveva prima di trovare i milioni per fare questo film Aisontamico, per usare un temine in voga, come le anime dei protagonisti.
Si tutto è buono gli attori, la fotografia, la macchina pirotecnica, ma è come se si fosse perso quel guizzo geniale che ha inchiodato nelle nostre già precarie memorie scene tipo il distaccamento del bancomat dal muro o il mangiatore seriale di budini al cioccolato o alla vaniglia, ho un vuoto di memoria imperdonabile, che era Santamaria o l'indimenticabile performance vocale di Marinetti, la cui mancanza di sente molto nel film.
Tutto risulta un compitino scolastico, lezioso e ben fatto.
Appaiono fin da subito 4 supereroi. Uno superdotato che soffre di acrondroplasia, che sembra che abbia appena fatto il Pfizer: cioè pieno di forchette attaccate ovunque.
Un altro, molto peloso che sembra me, prima della ceretta, o un incrocio tra lo Yeti, Chewbecca di Star Wars e le scimmie all’inizio di Blade Runner.
Poi un catalizzatore di insetti che è Pietro Castellitto, più simile ora alla cantante degli Eurythmics, al secolo Annie Lennox, che va in overdose recitativa e la donna dell’Enel, unica ragazza nel film che fa luce dall’interno e funge da lanciafiamme, peggio di Mangiafuoco in Pinocchio.
Ecco in tutto questo impianto milionario, folcloristico, acciappasimpatie, sembra che manchi la cosa primaria: il cuore quello che Mainetti aveva prima di trovare i milioni per fare questo film Aisontamico, per usare un temine in voga, come le anime dei protagonisti.

