74 Cannes_Piccolo aiutino per coloro che non hanno capito TITANE di Julia Ducournau

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01 Settembre 2021

Donne e motori. Il potere salvifico in primis, verso se stessi, delle bugie! 


Prima di leggere, conviene inserire She is not there degli Zombies.. https://www.youtube.com/watch?v=_VMKZT2htZIper capire che anche se uno lo guardi non è detto che tu lo veda.

"Do not tell me about the way she look ... she is not there"

Well, no one told me about her, the way she lied

Well, no one told me about her, how many people cried
But it's too late to say you're sorry
How would I know, why should I care?
Please don't bother tryin' to find her
She's not there
Well, let me tell you 'bout the way she looked
The way she'd act and the colour of her hair
Her voice was soft and cool
Her eyes were clear and bright
But she's not there Well, no one told me about her, what could I do?
Well, no one told me about her, though they all knew
But it's too late to say you're sorry
How would I know, why should I care?
Please don't bother tryin' to find her
She's not there
Well, let me tell you 'bout the way she looked
The way she'd act and the colour of her hair 
Her voice was soft and cool Her eyes were clear and bright
But she's not there
But it's too late to say you're sorry 
How would I know, why should I care?
Please don't bother tryin' to find her
She's not there
Well, let me tell you 'bout the way she looked
The way she'd act and the colour of her hair
Her voice was soft and cool
Her eyes were clear and bright
But she's not there


Se ci domandassimo cosa amano da sempre gli uomini, la risposta sorgerebbe spontanea e immediata: donne e motori.

Ecco qui, in questa pellicola lisergica che vira sui viola, colore della metamorfosi, e sui gialli, tema della follia,  si mettono in scena non solo dei folli cambiamenti, ma anche una paraphilia.
Nel caso specifico trattasi di una meccanophilia, per lo più sconosciuta ai più, dove la passione smodata di alcuni che passano la domenica mattina nel lucidare e quindi amare la propria BMW più della moglie, assume contorni foschi, che svoltano nell'attrazione prima e in una vera e propria passione sessuale poi.
Già questo è atipico. Se poi a scivolare addosso a un camioncino, in calze a rete a maglia larga, sinuosa e unta di grasso, è una donna, diversamente femminile, questo diventa ancora più originale, oltre che semicomico. 
Memori dei tempi scolastici in cui la credenza portava alla cecità in caso di masturbazione, qui è quindi ad assumere toni conturbanti una donna, col proprio motore, da cui rimane seppur incinta.

Al di la delle comicità, forse involontarie, Titane è un film che lavora su diversi ponti: tra vita e morte, tra sopravvivenza, resilienza e scomparizione, tra solitudine e gruppo, tra egoismo del singolo, individualità e altruismo di una collettività.
Ad esempio quella di una squadra di pompieri in cui si staglia netta la figura del comandante, l'eccellente Vincent Lindon. Amico caro della regista, che nel ruolo pensato appositamente di padre gli ha dedicato e creato un vestitino perfetto su misura, e da lui interpretato alla perfezione da questo enorme attore e, nel film, grande uomo.


Il corpo in primo piano sia maschile che femminile, che neutro e asessuato.  

C'è sempre il corpo in primo piano con i suoi limiti, le ferite, gli inserti cranici, i lividi, i graffi, le escoriazioni, una pancia procreatrice, i muscoli sirigati che non rispondono più, seni che perdono olio motore Castor. Tutto ruota intorno a questo precario e fallace veicolo.

Un corpo che, alla fine e tutto sommato, diviene solo un conduttore per l'anima, quella tormentata dei due protagonisti che bravissimi sia Vincent Lindon che Agathe Rousselle lasciano interdetti per la capacità di catturare lo spettatore nella loro rete, seppur assurda di dinamiche inverosimili, ma ammalianti. 

Anche la musica, curata da Jim Williams è ricercata, mai banale, usata anche per indurre momenti di comicità come nel caso della Macarena abbinata alla mossa di ripristino cuore, in una trama che altrimenti è densa, attanagliante e visivamente brutale. 

In altri casi rafforza le tematiche, come in Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli, dove una ragazza fuori dagli schemi se ne infischia e punisce fino alla morte tutti coloro che la cercano insistendo o la giudicano.

She is not there di Rod Argent and The Zombie o Doing it to death performata da The Kills rendono perfettamente l'identità di una donna non capita.
Ma ripartiamo per un attimo dal titolo Il titano è il
 nome generico dei sei figli di Urano e Gea, i quali, secondo la leggenda esiodea, ingaggiarono una grandiosa quanto impari lotta per la conquista dell'Olimpo, e, sconfitti, furono da Zeus precipitati nel Tartaro. Per traslazione una persona che in virtù di una straordinaria levatura intellettuale e forza d'animo raggiunge nel campo della propria attività o dell'arte dimensioni eroiche, leggendarie.
Ecco entrambi i protagonisti per i vissuti reciproci sono buttati nel tartaro non quello dentario, ma quello della bieca esistenza nel fango terrestre fatto di soprusi, violenze sessuali, giudizi, bullismo sulla diversità, sulla sessualità quando diversa.

Entrambi, ad esempio Vincent, che perde un figlio, diventa un eroe per gli altri, come comandante dei pompieri, salvando coloro che sono in fin di vita, non perdonandosi la scomparsa e i sensi di colpa, si sana salvando gli altri che non vuole "perdere".
Lei che invece distrugge coloro che la violentano, self - defense direbbe qualcuno, cerca poi di ricostruire la vita di un uomo spezzato, l'unico che le ha teso una mano, per fortuna non in senso biblico, senza giudicarla, ma semplicemente assistendola, confermando il fatto che l'amore può. Anche al di là di identità, di genere, di sesso!
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