03 Ottobre 2021
Mi sento come un virus sano in un sistema malato!
Chi si ricorda The Square di Ostlund? Ecco loro, gli stessi, ameranno questo film.
Geniale racconto dell'evoluzione di un'opera d'arte e dell'essere umano ad essa connesso. Il film tocca delle corde interessanti soprattutto per chi ama e aborre l'arte al tempo stesso con i suoi meccanismi snob e a volte inutili o proprio stupefacenti per la loro inutilità.
Qui si parla si cose urgenti, di pieni e vuoti, di arte e guerra. Si parla di valori terrificanti come quelli dei soprusi in Siria, di rifugiati politici, di diritto d'asilo, permessi di soggiorno, di passaporti di serie A e serie B nell'universo, dove alcuni sono liberi di viaggiare e muoversi, altri sono prigionieri dei loro governi, della burocrazia, del male.
E il protagonista senza scampo, per scappare dal male, incappa in male in altra forma.
Poi si parla di legittimità dell'arte, dei suoi confini, non più territoriali come nel caso dei visa così richiesti e non rilasciati, ma di quelli legali, di diritto quando un essere umano diventa opera d'arte cioè mercanzia e viene venduto all'asta o fatto espatriare come fosse una cassa imballata con un Van Gogh che gira per essere esibita in musei.
Wim Delvoye è l'artista di riferimento. Scuoioando la pelle di polli, mailini e uomini e incidendola con inchiostri e tatuaggi vari, egli realizza installazioni, par hasard, anticonvenzionali.
"Io non sono un provocatore – dice l'olandese volante con la visione – mi sento come un virus sano in un sistema malato".
Dopo aver presentato un macchina che ricrea il sistema digestivo umano, caprioli che si accoppiano, assi da stiro e vanghe dipinte come sistemi araldici e stendardi medievali, una cloaca e buco nero, truccato vecchie bombole di gas con preziose ceramiche di Delft, sostituito la rete di una porta da calcio con una vetrata di una cattedrale, Wim Delvoye, che potrebbe legittimarsi tra "I ragazzi terribili" di Cocteau, viene ospitato a Basilea, Amsterdam, Biennale di Venezia, al Castello di Rivoli, a Documenta IX di Kassel (1992) ed espone nelle più importanti gallerie del mondo tra cui Sonnabend di New York.
Geniale racconto dell'evoluzione di un'opera d'arte e dell'essere umano ad essa connesso. Il film tocca delle corde interessanti soprattutto per chi ama e aborre l'arte al tempo stesso con i suoi meccanismi snob e a volte inutili o proprio stupefacenti per la loro inutilità.
Qui si parla si cose urgenti, di pieni e vuoti, di arte e guerra. Si parla di valori terrificanti come quelli dei soprusi in Siria, di rifugiati politici, di diritto d'asilo, permessi di soggiorno, di passaporti di serie A e serie B nell'universo, dove alcuni sono liberi di viaggiare e muoversi, altri sono prigionieri dei loro governi, della burocrazia, del male.
E il protagonista senza scampo, per scappare dal male, incappa in male in altra forma.
Poi si parla di legittimità dell'arte, dei suoi confini, non più territoriali come nel caso dei visa così richiesti e non rilasciati, ma di quelli legali, di diritto quando un essere umano diventa opera d'arte cioè mercanzia e viene venduto all'asta o fatto espatriare come fosse una cassa imballata con un Van Gogh che gira per essere esibita in musei.
Wim Delvoye è l'artista di riferimento. Scuoioando la pelle di polli, mailini e uomini e incidendola con inchiostri e tatuaggi vari, egli realizza installazioni, par hasard, anticonvenzionali.
"Io non sono un provocatore – dice l'olandese volante con la visione – mi sento come un virus sano in un sistema malato".
Dopo aver presentato un macchina che ricrea il sistema digestivo umano, caprioli che si accoppiano, assi da stiro e vanghe dipinte come sistemi araldici e stendardi medievali, una cloaca e buco nero, truccato vecchie bombole di gas con preziose ceramiche di Delft, sostituito la rete di una porta da calcio con una vetrata di una cattedrale, Wim Delvoye, che potrebbe legittimarsi tra "I ragazzi terribili" di Cocteau, viene ospitato a Basilea, Amsterdam, Biennale di Venezia, al Castello di Rivoli, a Documenta IX di Kassel (1992) ed espone nelle più importanti gallerie del mondo tra cui Sonnabend di New York.

