14 Ottobre 2021
"Non c’è vita senza acqua perché due cellule non possono dividersi senza stare nell’acqua. Noi due possiamo avere questa conversazione perché rappresentiamo un legame tra due cellule divise che sono state nell’acqua per gli scorsi 3 miliardi di anni. L’acqua consente alle cellule di non dividersi" - si dice nell'intervista a due scienziati nel documentario che ci affascina da diversi punti di vista.
Visivamente accattivante, le immagini del pianeta dall’alto di un drone, Cina, India, oceani, California, ghiacciai sembrano tanti quadri di Kiefer, Pollok, di Gherard Richter o Piet Mondrian negli appezzamenti di terra a quadretti. O nelle risaie cinese, ricordi di Kounellis. Nelle zolle aride della California emergono i cretti di Alberto Burri. Pozzi, ghiacciai, visioni sorprendenti nella costruzione cinese di dighe a doppio arco, fungono da monito sulla piccolezza dell'essere umano. Pozzi a scale nel Rajastan. Si parla poi di Los Angeles e del progetto di curvatura del fiume Potomak già arso nel 1913. In vari punti della terra si parla d’acqua e perdita di essa nei suoi vari stati: liquido, solido e gassoso. Il documentario, oltre alla potenza di certe visioni inedite con sorprendenti immagini, non a caso il regista è un fotografo canadese, noto nel mondo dell'arte, ci restituisce consapevolezza sulla precarietà che contraddistingue l’essere umano e il suo rapporto fragile con la natura. Ricordandoci che siamo collocati su un era felice tra le glaciazioni, era che dura da 11.000 anni, dobbiamo ritenerci fortunati perchè potrebbe tornare il vuoto dei ghiacci e dovremmo consapevolmente conservare il microclima che ci da l’autorizzazione ad esistere. Spettacolare vedere le terrazze di riso cinesi che sembrano opere d’arte. 30.000 persone che si immergono nel Gange sono solo alcune delle illuminati visioni che solo un fotografo e artista come Burtynsnksy ha avuto la sensibilità di immortalare.

