Tintoretto e Venezia. Quel che resta del genio

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15 settembre 2018


Per ricordare i cinquecento anni dalla sua nascita (1518/19) e la grandezza di Jacopo Robusti (meglio noto per il lavoro di tintore del padre come Tintoretto) Venezia decide di festeggiarlo con eventi e celebrazioni, oltre che con due mostre capolavoro sia a Palazzo Ducale che alle Gallerie dell'Accademia
 

 

 

 


                                      "Mi sembrò di essermi spinto all'estremo limite della pittura"
                                                                                                           Henry James


Rimangono a consolare chi le ha perse, oltre ai due splendidi cataloghi editi da Electa Marsilio e Marsilio, le scuole, le molte chiese, confraternite ricche dei suoi contributi. Inoltre i più volenterosi possono da marzo volare alla National Gallery di Washington per rivederla assemblata in un unica sede americana. Il gioco vale davvero la candela.

Tintoretto, era un piccolo uomo. Piccolo di statura, ma con una visione così elevata, da aiutarlo a pensare in grande. Come Napoleone.

Era una sorta di profeta, semplicemente un enorme visionario che, come tutti i grandi, fu inizialmente incompreso e dovette intraprendere un difficile percorso di affermazione e inserimento per essere capito e voluto. 

E’ ben chiaro che vedesse le cose diversamente, analizzando i suoi risultati oggi con una Venezia che lo accolse nel '500 semplicemente puntellata, oltre che dalla palafitte, dai suoi maestosi quadri disseminati ovunque; in chiese, in oratori, in scuole come quelle di San Rocco e di San Marco, sedi tutte, parte di una mostra che obbliga a scoprire la città lagunare in tutto il suo splendore, in questo ben fomentato dall'artista.


E indubbiamente, egli riuscì a creare una nuova spazialità pittorica. Più un regista cinematografico, spesso drammatico, che un mero pittore; più un inscenatore di spazialità teatrali, di tanti corpi la cui gestione oculata di pose riverse, innovative, di folle ammassate o accorpate, fece di lui un ordinato confusionario che, con l'apparente casualità della pennellata, gettò stilemi duraturi e drasticamente innovativi; come la luce e l'ombra che sempre tagliavano nette i personaggi, i soggetti, le architetture dei suoi potentissimi, indimenticabili quadri. 

E proprio questo sapiente uso dei giochi di luce, tra tenebre e solarità che ammanta spesso le sue opere di un aspetto lunare, segreto e mistico al tempo stesso.

Come può cambiare una città in base alle presenze che la abitano?
Negli anni '30 e '40 del 500, Venezia vide modificare il suo assetto urbanistico, culturale, architettonico grazie alla presenza del doge Andrea Gritti e all’arrivo del fiorentino Sansovino, grazie al bolognese Sebastiano Serlio, al romano Peruzzi e al letterato Pietro Aretino. Un enclave di intelligenze potenti e salde, legate alla bellezza e al fare rese Venezia non solo regina dei mari, ma anche di creatività e charme.


"Il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura"  fu la definizione indelebile di Vasari a riguardo di Tintoretto.

Egli fu  davvero un innovatore con una pennellata libera, espressiva e non finita che copre spesso dimensioni sovrumane, sciorina un innovativo dinamismo pittorico, un'irrequietezza visiva e tutto il carattere visionario delle sue opere di Tintoretto come ad esempio il bellissimo "Susanna e i vecchioni" di Vienna.

Certe cose avvengono una volta in un secolo, come le eclissi, i passaggi di comete e come tali non vanno perse. Ecco l’altra mostra a Venezia su Tintoretto risale al 1937 e a distanza di 80 anni questo nuovo omaggio era proprio desiderato e auspicabile per un tale maestro e visionario.


Venezia del passato è ancor esempio per il futuro, anche perché al di là delle bellissime mostre molte delle opere presenti a Palazzo Ducale sono stata finanziate nel restauro e rimesse a posto da Save Venice inc. per rimanere fedeli alle istituzioni, nate con lo scopo di ricerca e conservazione del patrimonio di questa fragilissima città.

Ed è così che le cose intelligenti dovrebbero avvenire: con una cooperazione internazionale, prestiti e scambi che porteranno poi a marzo 70 opere (tra dipinti e disegni) a Washington. E' infatti la prima volta che una mostra monografica su Tintoretto si affaccia oltreoceano e da la possibilità a studiosi e appassionati di goderla anche li.

La visione architettonica precedente lasciò il posto a una visione riconducibile all’antichità e al gusto classico che fece si che Le Nozze di Cana - Chiesa della madonna della Salute.
Adorazione dei Magi - Scuola Grande di san Rocco

Ecco un itinerario diviso per Sestieri dove ammirare le sue opere più importanti:
Sestiere di san Polo e santa Croce: Chiesa di santa Maria Materdomini
Chiesa di san Cassiano
Chiesa di san Polo
Chiesa di san Rocco Scuola Grande di san Rocco

Sestiere di Dorsoduro:
Chiesa di san Trovaso
Chiesa della Salute

L'ultima cena - Chiesa di san Giorgio Maggiore Isola di san Giorgio Chiesa di san Giorgio Maggiore Sestiere di Cannaregio: Chiesa della Madonna dell’Orto Chiesa dei Gesuiti


Il racconto concitato dell'ultima cena di San Marcuola ad esempio fagocita il fruitorie con gli sguardi intensi, febbricitanti, le pose tortili, un'intensità di espressione e azione dei personaggi, colti in pose complicate, ruotate, contrapposte. Davvero vale il viaggio. Anche interiore




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