20 Febbraio 2020
MODERNITÀ, INTIMITÀ E SPIRITUALITÀ NELLE OPERE PITTORICHE DI UN PRECURSORE
Forse non a caso Georges de La Tour è nato il 14 marzo. Come Einstein!
Si perché come quest’ultimo ha saputo rivoluzionare le percezioni non solo spazio – temporali e le loro dimensioni, ma rivedendole o dilatandole, anche il loro conseguente eco spirituale.
La tanto colpita Milano ospita, a Palazzo Reale, de La Tour: l’Europa della luce, promossa dal Comune fino a giugno 2020 e forse, dati i tempi nefasti, si spera anche oltre, essendo questa una mostra imperdibile e, non a caso stranamente foriera, come il virus, di riletture interiori, cosmiche e personali dell’umanità.
Rappresentazione teatrale e cinematografica del close up nell’opera di De La Tour diviene come un Soderbergh contemporaneo del film Contagion, in cui si anticipano tempi e modi di un disastro umano.
In un viaggio meraviglioso che si dipana tra luce e buio, ben curato e ben allestito, il fruitore si adagia tra miracoli di tenebra e improvvisi baluardi di luce, così attuali in questo momento grigio e drammatico dell’Europa e del mondo, che a ben leggere gli stessi dipinti assumono un’ulteriore valenza catartica.
Gli stessi percorsi sono quelli che De La Tour riuscì a sperimentare nell'intimità con sé stesso e verso il prossimo, innovando in modo drastico, complementare, animico, una pittura, un disegno propulsori verso la modernità, estremamente attuali e coriacei nelle loro espressioni dicotomiche che, volenti o nolenti, riflettono anche su bene e male.
Egli ebbe di sicuro uno sguardo impietoso su pestilenze, miseria, guerre devastanti del suo periodo, il 600 e il suo paese, la Francia e diviene un narratore anche di cronaca: nera, per l’appunto.
In mostra questi contrasti si riflettono nella pittura dell’artista francese caratterizzata da un profondo divario tra i temi "diurni", crudamente realistici, che ci mostrano un'esistenza senza filtri, con volti segnati dalla povertà e dall'inesorabile trascorrere del tempo e i temi "notturni" con splendide figure illuminate dalla luce di una candela: modelli assorti, silenziosi, commoventi. Un universo spaccato in due come quello di oggi.
Un potente contrasto tra un mondo senza pietà, quello dei "diurni". Sarà strano, ma la sua capacità di entrare in empatia, usando una forte analisi psicologica del personaggio ritratto, colto in momenti di intimità totale quando, con se stesso, affronta i propri dubbi morali e le paure private, come nel La Maddalena Peninente. O come ne Il suonatore di Ghironda con cane, in cui un mendicante, anziano, cieco, rassegnato, i cui occhi spenti sono in contrasto con quelli accesi e vivi del cagnolino, sua anima guida, è ripreso poi ne La rissa tra musici mendicanti, in cui emerge tutta la violenza della povertà.
Una compassionevole visione nella rappresentazione delle scene "notturne", i vari dipinti conservano il segreto sia della loro origine che della loro destinazione. Così come rimane un mistero la formazione del pittore, compresa la possibilità di un suo viaggio italiano e della conoscenza di Caravaggio o meno.
La potente riflessione su questa pittura del naturale, del vero e le sue sperimentazioni luministiche, viene anche fatta per sottrazione, in confronto a suoi coevi, grandi del suo tempo, tra cui Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot e altri, ma egli rimane meno aneddotico e nozionistico dei colleghi, basti pensare alla Educazione della Vergine, alla scarnificazione di figure, colori, icone che rendono la santa, una donna normale tra tante, dove emerge solo l’amore di una madre nell’insegnamento, e nulla più di superfluo.
Un progetto che si presenta perfetto nelle opere che vedete qui sotto, con o senza CORONA VIRUS, invitandoVi, appena possibile, ad andare a visitarla, a recuperare profondità, voi stessi, il bello, il sublime dell'arte. Che spesso guarisce da tutte le malattie!
PROSIT!
R. Longhi, I pittori della Realtà in Francia, ovvero I caravaggeschi francesi del Seicento, “L’Italia letteraria”, 19 gennaio 1935.
