Dancer. Sergei Polunin_Un capolavoro di arte, amore e bellezza

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25 gennaio 2018

Vera storia del ballerino più bravo al mondo: Sergei Polunin. Enfant terrible et enfant prodige, Polunin è l'uomo degli opposti.

Arrogante e umile, aggressivo e leggiadro, terreno e aereo, grintoso e volatile, il piglio performativo di Sergei Polunin è la mediazione di opposti che genera arte sublime. Indimenticabile come un pugnale nel cuore o la carezza di un angelo.A metà tra una tigre e un'aquila, l'approccio olistico, creativo, commovente, mai ripetitivo, estremamente autorigenerante del suo modo di danzare tocca anima e cuore in chi l'osserva, generando una bellezza infinita. Come la pellicola che lo ritrae. In uscita il 5 febbraio, il potentissimo film di Steven Kantor,  ha colto anima, eccessi, sofferenze,  sacrifici, bravura e intimità del più giovane ballerino  della Royal Ballet di Londra, poi al Bolshoi. Il filmmaker ha seguito per 4 anni le produzioni del giovane talento, unendo preziosi filmati, interviste e immagini del bambino prodigio che spaventò persino l'ostetrica per l'infinita e interminabile apertura delle anche appena nato, tanto da far  pensare inizialmente a una malformazione che si rivelò invece la sua fortuna. La commovente infanzia, senza possibilità economiche in "un' Ucraina dove tutti erano poveri, cosi non sentivo le differenze" -racconta - ha reso lo sforzo della famiglia immane per supportarlo finanziariamente, frantumandone l'unità dei membri, spingendo una nonna in Grecia a fare la badante, il padre in Portogallo come carpentiere e la madre Galina, artefice del successo e "non" del figlio, a Kiev per seguire il bimbo in accademia. Ciò che ci racconta il regista ha anche enorme valenza sociale, oltre che artistica e fa riflettere sull'assurdità e difficoltà del reperire fondi per generare talento ne dai governi con borse di studio ne da privati sia arte, danza, cinema o che altro. Va detto che chi investe in cultura ha un ROE gigantesco, ma sembrano capirlo in pochi. Uno per tutti l'esempio e carriera di questo ballerino.     
La precocità di questo percorso, creato senza disponibilità,  ha avuto anche risvolti negativi; il peso del voler "far felice" la famiglia e garantirle un futuro economico dato da un successo mondiale, internazionale fin da subito su un bambino così piccolo, ha creato delle fratture insanabili che forse con sponsors e mecenati si sarebbero evitate.     
Quando la lontananza ha scollato del tutto i membri della famiglia, generando il finale divorzio dei genitori, il mondo di sacrifici del giovane è crollato a discapito della salute della famiglia gettandolo in un senso di colpa enorme che Polunin ha sentito come responsabilità personale.  
Questo ha scatenanto uso di droghe, cocoaina, nurofen, antidolorifici, sbornie anche prima di andare in scena e provocando la sua decisione di lasciare le scene. Prigioniero di un corpo dolorante seppur perfetto, il suo amore per la danza si trasforma in odio.     
Salvato dal suo mentore russo Igor Zalenski, la cui figura paterna sostituisce quella di un padre assente per cercare il denaro utile  a mantere gli studi del figlio, a 22 anni Polunin decide di lasciare le scene con un video, ballando sulle note di Take me to the church girato da David Lachappelle alle Hawai, che diviene subito virale con milioni di visualizzazioni in internet.   
Forse spinto da rigori eccessivi del corpo e allentamenti troppo stressanti e perenni, mancanza di adolescenza e di divertimento, celebrità improvvisa e ingestibile, l'abbandono sembra assurdo ai fan per un tale carisma. Oggi a 28 anni tutto è ancora da decidersi sul suo futuro e talento si un pò bruciato, ma di sicuro indelebile.
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