76 VENEZIA_Ema di Pablo Lorrain

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30 Agosto 2019

Se la creatività è femmina per antonomasia, in quanto la donna prima di tutto da la vita, perchè questo affascinante, indomito, creativo personaggio femminile non si fa bastare l'arte della danza che nutre con eleganza e dedizione per far valere la sua femminilità, invece di accanirsi su un bambino che non è a suo agio in una famiglia così particolare  dir poco disfunzionale?


Diretto da Pablo Larraín e sceneggiato da Guillermo Calderón e Alejandro Moreno, Ema racconta la storia di una donna che, dopo il terribile evento che manda in frantumi la sua famiglia e il suo matrimonio, intraprende un rischioso percorso per ritrovare se stessa e ritornare padrona della propria vita.
La domanda non è stata capita e nonostante il sollecito non è arrivata una risposta. Rimanendo con questo dubbio, il film si distingue per ottime musiche, complessi balli contemporanei tra street dance e raeggeton, con coreografie sublimi e colori densi, perlopiù primari, che ne fanno da sfondo in un caleidospcopio di rossi e blu.

Il film in realtà solleva un caso sociale presente non solo in Cile dove bambini in adozione vengono riportati indietro peggio di cani al canile - e già quello è intollerabile - figuriamoci verso un bambino che già ha subito gravi danni pscologici e fisici. La mancanza di equilibrio, di rispetto per una vita che già ha subito gravi traumi è devastante e avere a che fare nuovamente con l'abbandono non è tollerabile. L'idea del film e il il tema sono molto originali oltre che non conosciuti e utili socilamente, il suo sviluppo è molto elegante e visionario, quindi l'opera rimane un interessante perno tra creatività, maternità, e dedizione, cose che in sostanza quando funzionano si appartengono e si autoalimentano.
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