20 Ottobre 2019
All art is quite useless
Oscar Wilde
Tutti gli uomini sono mentitori, incostanti, falsi, ciarlieri, ipocriti, orgogliosi o vili, spregevoli e sensuali; tutte le donne sono perfide, artificiose, vanitose, curiose e depravate; il mondo è una cloaca senza fondo in cui le foche più informi strisciano e si torcono su montagne di fango; ma c'è al mondo una cosa sublime, ed è l'unione di queste due creature così imperfette e così orribili.“
Alfred de Musset
La grande Madeleine
Immaginate una Madeleine gigante. Immaginate Proust e la sua Recherche. Ecco. Come un enorme croissant, i francesi mangiano anche le Madeleine che sono incise a caratteri cubitali nelle loro gole e nelle loro memorie a carattere nostalgico. Momenti che riaffiorano grazie a un sapore, a un odore, a una mimesi non calcolata. Improvvisa.
Come una vera tragedia greca lo sviluppo di questo film prevalentemente letterario, ricco di citazioni, da Freud ai monologhi di Musset sull'amore, sulle donne, sugli uomini, riempie di gioia, cultura e ironia chi lo guarda. E come per Proust l'avventurato e avventuroso morso alla Madeleine gli rammentava il passato, qui una singola foto funziona allo stesso modo, ricopre la stessa funzione, riavvolge il nastro della vita, compie un rewind temporale per andare lì, al momento, l'attimo, il giorno migliore. Con un'esagerata nostalgia, che tutti noi, anche per un solo attimo, abbiamo vissuto verso qualcuno, qualcosa.
Altra interessante tematica, sarà perchè Jodorowsky vive e riceve a Parigi ogni mercoledi pomeriggio e magari ha influenzato il regista, è la psico-magia. Questa disciplina a metà tra teatro e psciologia, come un atto sciamanico, aiuta a mettere a fuoco e rievocare momenti salienti della propria vita. Ri-mettendoli in scena viene re-interpretato anche il dolore e con esso l'aspetto terapeutico che si estrapola, rivivendone le emozioni.
Jodorowsky, che appartiene a quell'interessante mondo mitologico-sincretistico-misterioso-astrologico-poetico-teatrale di derivazione junghiana e sciamanica, nel film ci sta perfettamente, per chi è riuscito a coglierlo.
LA BELLE EPOQUE: L'IMPORTANZA DEI RICORDI
Diretto e sceneggiato dal geniale Nicolas Bedos, La Belle Epoque racconta dunque la storia di Victor, sessantenne che vede la sua vita stravolta dall'incontro con Antoine. Imprenditore in ascesa, Antoine gli offre una possibilità unica: ricorrendo a un mix di rievocazione storica e artifici teatrali, la sua società offre ai clienti l'opportunità di rivivere in maniera approfondita un periodo storico da loro appositamente scelto. Victor decide allora di rivivere quella che a parer suo è la più bella epoca della sua esistenza, facendosi riportare a quarant'anni prima, alla settimana in cui incontrò il suo più grande amore.
Con la direzione della fotografia di Nicolas Bolduc, le scenografie di Stéphane Rozenbaum, i costumi di Emmanuelle Youchnovski e le musiche di Anne-Sophie Versnaeyen, La Belle Epoque è stato così presentato dal regista in occasione della partecipazione fuori concorso al Festival di Cannes 2019 e qundi di Roma:
"Tutto nasce da un'immagine che ho da sempre in mente, da una situazione che trovo al tempo stesso patetica e divertente. Avevo davanti agli occhi un uomo che va avanti da anni a litigare con la moglie, che lo critica per la sua mancanza di socievolezza e per la sua incapacità di adattarsi ai tempi. L'uomo esce dalla cucina e si dirige in fondo al corridoio dove esiste una piccola stanza in cui tutto, dalle pareti alle vecchie vhs, lo riporta agli anni Settanta. È come se entrasse in una speciale bolla di protezione che si è creato egli stesso per regredire, tornare indietro nel tempo e tirare un sospiro di sollievo. Dall'immagine di quest'uomo che vacilla nel presente e si nasconde in un periodo i cui codici lo rassicurano e proteggono è nata l'idea di La Belle Epoque, una commedia che ha come obiettivo quello di mettere in scena le vertigini e la sconfitta psicologica che spesso si provano nel vivere il presente e il loro antidoto, se vogliamo a volte ridicolo e molto commovente".
"Come nel mio film precedente, Un amore sopra le righe, la storia raccontata è del tutto inventata", ha proseguito Bedos. "Faccio però riferimento spesso a cose che sono accadute a me o a persone che mi stanno intorno. D'altra parte, ho bisogno di caratterizzare i personaggi con caratteri, emozioni e così via. Tendo dunque a bilanciare finzione e realtà in un continuo gioco di specchi: se una situazione non mi tocca particolarmente da un punto di vista personale, non sono in grado di raccontarla mentre, se dall'altro lato riproduce meccanicamente qualcosa di vero, non mi dice cinematograficamente molto. La Belle Epoque parla del tempo che passa e dell'importanza dei ricordi.
Da sempre credo di aver paura dei sentimenti che svaniscono o dei ricordi che scompaiono. Con i miei film e spettacoli teatrali, cerco - invano - di recuperare attraverso la finzione l'intensità di un momento e di rimettere insieme frammenti di esperienze vissute: ricordi ed esperienze sono tutto ciò di cui siamo fatti.
Sebbene la nostalgia permei la storia, non sono caduto nella retorica e ho evitato di far comparire il passato meglio del presente: racconto semplicemente la nostalgia di un uomo vulnerabile, che ha visto le pagine di un romanzo, di un giornale o di un fumetto, trasformarsi in una emoticon o in una gif".
Oscar Wilde
„Tutti gli uomini sono mentitori, incostanti, falsi, ciarlieri, ipocriti, orgogliosi o vili, spregevoli e sensuali; tutte le donne sono perfide, artificiose, vanitose, curiose e depravate; il mondo è una cloaca senza fondo in cui le foche più informi strisciano e si torcono su montagne di fango; ma c'è al mondo una cosa sublime, ed è l'unione di queste due creature così imperfette e così orribili.“ — Alfred De Musset Montagna, Sulle donne, Sugli uomini, Sul mondo
Origine: https://le-citazioni.it/autori/alfred-de-musset/
Origine: https://le-citazioni.it/autori/alfred-de-musset/
Tutti gli uomini sono mentitori, incostanti, falsi, ciarlieri, ipocriti, orgogliosi o vili, spregevoli e sensuali; tutte le donne sono perfide, artificiose, vanitose, curiose e depravate; il mondo è una cloaca senza fondo in cui le foche più informi strisciano e si torcono su montagne di fango; ma c'è al mondo una cosa sublime, ed è l'unione di queste due creature così imperfette e così orribili.“
Alfred de Musset
„Tutti gli uomini sono mentitori, incostanti, falsi, ciarlieri, ipocriti, orgogliosi o vili, spregevoli e sensuali; tutte le donne sono perfide, artificiose, vanitose, curiose e depravate; il mondo è una cloaca senza fondo in cui le foche più informi strisciano e si torcono su montagne di fango; ma c'è al mondo una cosa sublime, ed è l'unione di queste due creature così imperfette e così orribili.“ — Alfred De Musset Montagna, Sulle donne, Sugli uomini, Sul mondo
Origine: https://le-citazioni.it/autori/alfred-de-musset/
Origine: https://le-citazioni.it/autori/alfred-de-musset/
La grande Madeleine
Immaginate una Madeleine gigante. Immaginate Proust e la sua Recherche. Ecco. Come un enorme croissant, i francesi mangiano anche le Madeleine che sono incise a caratteri cubitali nelle loro gole e nelle loro memorie a carattere nostalgico. Momenti che riaffiorano grazie a un sapore, a un odore, a una mimesi non calcolata. Improvvisa.
Come una vera tragedia greca lo sviluppo di questo film prevalentemente letterario, ricco di citazioni, da Freud ai monologhi di Musset sull'amore, sulle donne, sugli uomini, riempie di gioia, cultura e ironia chi lo guarda. E come per Proust l'avventurato e avventuroso morso alla Madeleine gli rammentava il passato, qui una singola foto funziona allo stesso modo, ricopre la stessa funzione, riavvolge il nastro della vita, compie un rewind temporale per andare lì, al momento, l'attimo, il giorno migliore. Con un'esagerata nostalgia, che tutti noi, anche per un solo attimo, abbiamo vissuto verso qualcuno, qualcosa.
Altra interessante tematica, sarà perchè Jodorowsky vive e riceve a Parigi ogni mercoledi pomeriggio e magari ha influenzato il regista, è la psico-magia. Questa disciplina a metà tra teatro e psciologia, come un atto sciamanico, aiuta a mettere a fuoco e rievocare momenti salienti della propria vita. Ri-mettendoli in scena viene re-interpretato anche il dolore e con esso l'aspetto terapeutico che si estrapola, rivivendone le emozioni.
Jodorowsky, che appartiene a quell'interessante mondo mitologico-sincretistico-misterioso-astrologico-poetico-teatrale di derivazione junghiana e sciamanica, nel film ci sta perfettamente, per chi è riuscito a coglierlo.
LA BELLE EPOQUE: L'IMPORTANZA DEI RICORDI
Diretto e sceneggiato dal geniale Nicolas Bedos, La Belle Epoque racconta dunque la storia di Victor, sessantenne che vede la sua vita stravolta dall'incontro con Antoine. Imprenditore in ascesa, Antoine gli offre una possibilità unica: ricorrendo a un mix di rievocazione storica e artifici teatrali, la sua società offre ai clienti l'opportunità di rivivere in maniera approfondita un periodo storico da loro appositamente scelto. Victor decide allora di rivivere quella che a parer suo è la più bella epoca della sua esistenza, facendosi riportare a quarant'anni prima, alla settimana in cui incontrò il suo più grande amore.
Con la direzione della fotografia di Nicolas Bolduc, le scenografie di Stéphane Rozenbaum, i costumi di Emmanuelle Youchnovski e le musiche di Anne-Sophie Versnaeyen, La Belle Epoque è stato così presentato dal regista in occasione della partecipazione fuori concorso al Festival di Cannes 2019 e qundi di Roma:
"Tutto nasce da un'immagine che ho da sempre in mente, da una situazione che trovo al tempo stesso patetica e divertente. Avevo davanti agli occhi un uomo che va avanti da anni a litigare con la moglie, che lo critica per la sua mancanza di socievolezza e per la sua incapacità di adattarsi ai tempi. L'uomo esce dalla cucina e si dirige in fondo al corridoio dove esiste una piccola stanza in cui tutto, dalle pareti alle vecchie vhs, lo riporta agli anni Settanta. È come se entrasse in una speciale bolla di protezione che si è creato egli stesso per regredire, tornare indietro nel tempo e tirare un sospiro di sollievo. Dall'immagine di quest'uomo che vacilla nel presente e si nasconde in un periodo i cui codici lo rassicurano e proteggono è nata l'idea di La Belle Epoque, una commedia che ha come obiettivo quello di mettere in scena le vertigini e la sconfitta psicologica che spesso si provano nel vivere il presente e il loro antidoto, se vogliamo a volte ridicolo e molto commovente".
"Come nel mio film precedente, Un amore sopra le righe, la storia raccontata è del tutto inventata", ha proseguito Bedos. "Faccio però riferimento spesso a cose che sono accadute a me o a persone che mi stanno intorno. D'altra parte, ho bisogno di caratterizzare i personaggi con caratteri, emozioni e così via. Tendo dunque a bilanciare finzione e realtà in un continuo gioco di specchi: se una situazione non mi tocca particolarmente da un punto di vista personale, non sono in grado di raccontarla mentre, se dall'altro lato riproduce meccanicamente qualcosa di vero, non mi dice cinematograficamente molto. La Belle Epoque parla del tempo che passa e dell'importanza dei ricordi.
Da sempre credo di aver paura dei sentimenti che svaniscono o dei ricordi che scompaiono. Con i miei film e spettacoli teatrali, cerco - invano - di recuperare attraverso la finzione l'intensità di un momento e di rimettere insieme frammenti di esperienze vissute: ricordi ed esperienze sono tutto ciò di cui siamo fatti.
Sebbene la nostalgia permei la storia, non sono caduto nella retorica e ho evitato di far comparire il passato meglio del presente: racconto semplicemente la nostalgia di un uomo vulnerabile, che ha visto le pagine di un romanzo, di un giornale o di un fumetto, trasformarsi in una emoticon o in una gif".

