27 Novembre 2019
Forse il 90 per cento degli studenti maschi in terza liceo ha sognato di farsi la professoressa di latino. Ma anche in quarta o in seconda. E anche di matematica o disegno tecnico. Alzi la mano chi non è d'accordo.
Da li si abbattono una serie di sciagure, peraltro già esistenti nella sua vita, al di la del baldo giovane che funge solo da capro espriatorio o catartico catalizzatore.
Una madre stordita, invidiosa, inappagata e frustrata che, anzichè aiutare e condividere con la figlia le da sempre contro, sintomo della classica indivia delle brutte verso le più belle e realizzate, dove nemmeno i gradi di parentela sepppur primari, riescono ad arginare la tipica cattiveria femminile.
Un marito poi definito "idiot", dove l'eufemismo si spreca e il vuoto cosmico che lo pervade rende la solitudine di Frances una certezza.
Una piccola bambina, la figlioletta che non riesce a gestire o forse non le interessa perchè non è frutto di un amore vero, ma della copula con un imbecille che le ha rovinato metà dei geni.
Un siffatto corollario famigliare non idilliaco e cupo, semina ovviamente una noia, un disagio esistenziale che spinge la protagonista, come la locomotrice di un treno in corsa, a buttarsi altrove, a ricercare un pò di amore fuori dal nido o a firmare la sua sentenza in modo consapevole pur di provocare la sua dipartita da quel nido a cui ha preferito un accogliente carcere.
La narrazione è fluida, divertente, con dialoghi originali e netti, fantasiosi e, cosa più importante di tutte, mai moralizzanti, liberi e privi di giudizio. Una voce fuori campo aiuta a raccontare, ma comicamente confusa lei stessa a a volte non sa che pesci pigliare quasi solidale con la protagonista e il suo destino, a discapito di tutta la piccola comunità americana, dove nel "little village" tutti sanno tutto di tutti e la colpa si estende a macchia d'olio in un batter d'occhio. Questo genera una sensazione di solitudine e emarginazione verso Fran, nonostante il carcere e la rieducazione avessero avuto il decorso spontaneo già deciso dal giudice.
Tutto si annaffia con musichette sincopate, comiche e perfette per evocare ironia, mancanza di giudizio, stupore sia in chi compie sia in chi osserva. L'eleganza, la bravura iconocalstica di quest'attrice che non sembra nemmeno presente, al dilà di se stessa e della sua anima, perfetta nella sensualità, nella bellezza, nel distacco, nelle facce "scazzate", un talento veramente autentico o forse perfettamente diretto e costruito da Ben.
I costumi poi, la fotografia, tutto si staglia con eleganza e un immagine di annebbiatura visiva come fossero frame ricoperti di nebbia, quella che rimane nella testa di Fran e del futuro che le spetterà.
Infine piccola postilla utilissima sui carceri, la rieducazone, il senso civile e l'attenzione in America verso i detenuti e i loro reati anche attraverso un processo di colloqui, psicoanalisi e terapia di gruppo, utile a far rifelttere sul compiuto e a far recuperare stima e autoaccetazione al povero caduto in errore, volente o nolente.

