16 Febbraio 2020
Impotenza, empatia, rancore, violenza, ironia e dramma. Come elementi alchemici di una pozione magica, al posto di zampe di ramarro e peli di ragno, il potente regista coreano mescola elementi e sentimenti come fossero ingredienti di una ricetta per saper fare film.
La pellicola, nei suoi misteriosi 210 minuti tiene sospesi ad un filo che inizialmente non è chiaro. Elementi comici, ironia, dramma, uccisioni sembrano non voler svelare troppo a colui che osserva, ma le dinamiche tra poliziotti violenti, una Corea del Sud devastata nel 1986 da scontri, mafie, indagini giornalistiche, sviluppi sociali e assassini di donne proseguono non a cuor leggero. Gia con questo esordio Bong Joon Ho era dicotomico o bipolare a scelta vostra. Per questo moai lineare il suo cinema diventa affascinante. La suspence è di sicuto un altro degli elementi con cui il cineasta orientale è perfettamente a suo agio.

