77 VENEZIA_Guida romantica per posti perduti di Giorgia Farina

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17 Settembre 2020

Maurice è un dolce vecchietto, incanutito, razza: Golden Retriever. Indubbiamente appare il cane più infelice e depresso della terra, di sicuro ottimo attore, non un attore "cane" come molti altri. Abbandonato, mogio, spesso dimenticato in giro, osserva silente e rassegnato il suo padrone devastarsi dall'alcool; il bel Clive Owen, nei panni di un giornalista inglese in Italia, protagonista del programma tv: The best of Benno, che dà il invece il peggio di sè. Non solo al cane.

Benno abbandona Maurice da solo, si ubriaca, fa incidenti, lo perde, lo ritrova e Maurice zitto, incassa e soffre.  Bere è una scusa, un diversivo per ingannare se stesso e far finta di avere una vita normale, piena, da affermato e noto giornalista, ma qualcosa anzi molto, non va. D'altro canto si dice " si è annebbiati dall'alcool" proprio perchè chi ne abusa ha difficoltà ad affrontarsi e tende a vivere in una perenne "nebbia" emotiva.
La pellicola solleva un tema interessante, ha buone intuizioni, ma viene sviluppata male, risulta lenta, quasi senza un senso compiuto.. L'abbruttimento dell'essere umano - pensa Maurice, forse è questo che la regista voleva mettere in scena, ci si domanda tutti. Di conseguenza il titolo Guida romantica per posti perduti cosa c'entra? Oltre a portare fuori tema ci si chiede che senso abbia un viaggio tra due da curare e in fuga da se stessi soprattutto.
L'aggettivo romantico è totalmente fuori luogo: non è romantico Benno verso la moglie francese, non è romantica la Trinca verso il suo insulso e inconsapevole fidanzato più giovane, non è romantica la Trinca verso il fragile Benno e non è romantico Benno verso il cane. Non sono romantici nemmeno i luoghi che vengono decantati.
Proporrei una mozione in parlamento per l'abolizione dell'aggettivo dal titolo. Che cosa allora voleva essere questo film? A chi voleva essere di aiuto? Un road movie, una tragedia, un dramma, o un incontro di anime con del sentimento che stenta a decollare?
Note sulla direzione attoriale: dove ci sono attori grandiosi come Owen e Jacob, che risultano credibili, i ruoli ci sono e le performances pure. Con la Trinca e Carpenzano, macchiette di se stessi e del loro ruolo no, non ci siamo proprio.
E, come al solito, il divario, la sofisticazione tra estero e Italia: tra Inghiterra, patria di Shakespere che ne condiziona i geni e Francia porto di attori, meravigliosi, naturali, liberi, cozza con tentativi amatoriali italici.

Never say die è il nome profetico del pub inglese dove Benno sputa sangue dalla bocca, prima nel fazzoletto e poi nel lavandino dei bagni. Ha un cappello da ladro che non si toglie mai e il senso della sua esistenza non è chiaro ne allo stpettatore , ma tantomeno a se stesso. Setssa cosa vale per la sua vicina di casa che da un incontro assurdo decide di partire in viaggio con lui, senza patente, uno ubriaco e l'altra sotto farmaci.
Il film ha un'energia fratturata, come quella di Maurice che è il cane più depresso del mondo. E come quella dei suoi due protagonisti: scissi, inconsapevoli, fragili e perduti che compiono un viaggio inutile, in posti isolati, abbandonati, forse interessanti che comunque non sanno capire. La Trinca perchè non scende nemmeno dalla macchina e Owen perchè "trinca" troppo.

La tematica ha a che fare con l'alcolismo subdolo e nascosto, tema gigantesco e difficile da affrontare con leggerezza, poi con la menzogna, innanzitutto verso se stessi di coloro che abusano: nel caso di Owen dell'alcol e della pazienza della moglie infermiera, la sofisticata Irène Jacob; nel caso della Trinca, di pastiglie e antidepressivi e della inconsistenza del suo fidanzato.

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