25 Settembre 2020
Tabernacolo di emozioni umane e immagini altamente sofisticate, scettro di conoscenza senza rivali, poesia, (s)fumo di sigarette e vino rosso, campagna che abbaia in una topolino amaranto, un tinello marron e la pioggia che cade bene sugli impermeabili, questo é Paolo Conte: un coacervo di cuore e intelligenza; in sostanza la bellezza della creazione sollevata da sinestesie, metafore e visione.
Visto a Venezia, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film in collaborazione con Rai Cinema e in uscita grazie a Nexo digital, solo il 28, 29, 30 settembre 2020: imperdibile per gli amanti di voce, musica, poesia.
Equipararsi a un principe non è cosa facile, però a volte per osmosi i fenomeni riescono ugualmente. In questo caso stando accanto a Conte, Verdelli riesce nell'intento di documentare un genio, di assaporare la sua eleganza, di fruire del suo talento che, come un ladro entra nelle menti o nei sogni e ne ruba immagini, diatribe, paure.
Paolo Conte, Via con me è la cartina tornasole dell'orogenesi di un personaggio eclettico, una montagna di savoir faire, libero, misterioso, artistocratico in modi e forme che, da un angolo piovoso di provincia, quella astigiana, fatto di insegne luminose rotte e notturne, a personaggi non vincenti per antonomasia come il frequentatore del Mocambo Bar, rende e immortala piccoli angoli sconosciuti, iconizzandoli in generalità e universalità riconosciuta e immedesimata da "Tutti".
Viaggio ideale per raccontare il passaggio di un avvocato a cantastorie, un menestrello odierno che va in musica, sradica poesia, immerge il piano, abbandona il vibrafono e potenzia il jazz con il suo membranofono: il katsu o i suoi ritornelli vocali imbronciati.
Da principe del foro si tramuta in un paesaggista dell'anima, nelle sue canzoni, come dipinti o scorci cinematografici si parte dalla descrizione di un panorama, un ambiente, un esterno, una veduta che catapulta esseri come odalische, orchestrine,
Dal dettaglio al generale. E' tutta una grande storia, non soltanto musicale e soprattutto non solo italiana, ma francese, internazionale. Il suo gusto conquista presto i sofisticati francesi che hanno a che fare con una confusione intellettuale e olistica imprendibile. Ed è capolavoro. È un intreccio di parole, versi e musiche che scattano foto del nostro immaginario attraverso le canzoni, i concerti, gli amici e le riflessioni del grande artista astigiano.
Verdelli ha attinto all’immenso patrimonio dell’archivio personale di Conte, unendolo a materiale realizzato ad hoc: interviste, riprese dei tour internazionali e occasioni di una carriera unica. Con una straordinaria carrellata di testimonianze tra cui: Roberto Benigni, Vinicio Capossela, Francesco De Gregori, Giorgio Conte, Pupi Avati, Paolo Jannacci, Vincenzo Mollica, Isabella Rossellini, Lorenzo Jovanotti, Jane Birkin, Patrice Leconte, – il film si inoltra nel labirinto delle canzoni di Conte, anche quelle scritte per gli interpreti più diversi (Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Jane Birkin, Caterina Caselli, Bruno Lauzi), oltre che nel labirinto delle sue passioni (il jazz, l’enigmistica, la pittura, il diritto, il cinema).
Alla base del progetto c’è una lunga intervista “intima” di Verdelli a Paolo Conte, in cui i racconti di personaggi, canzoni e vicende umane mescolano tenerezza, ironia e charme tipici dell’avvocato di Asti che ci accompagnano in una scoperta continua tra il noto e l’inedito, tra le storie, i versi e le canzoni di quello straordinario altrove che è il mondo di Conte.
Equipararsi a un principe non è cosa facile, però a volte per osmosi i fenomeni riescono ugualmente. In questo caso stando accanto a Conte, Verdelli riesce nell'intento di documentare un genio, di assaporare la sua eleganza, di fruire del suo talento che, come un ladro entra nelle menti o nei sogni e ne ruba immagini, diatribe, paure.
Paolo Conte, Via con me è la cartina tornasole dell'orogenesi di un personaggio eclettico, una montagna di savoir faire, libero, misterioso, artistocratico in modi e forme che, da un angolo piovoso di provincia, quella astigiana, fatto di insegne luminose rotte e notturne, a personaggi non vincenti per antonomasia come il frequentatore del Mocambo Bar, rende e immortala piccoli angoli sconosciuti, iconizzandoli in generalità e universalità riconosciuta e immedesimata da "Tutti".
Viaggio ideale per raccontare il passaggio di un avvocato a cantastorie, un menestrello odierno che va in musica, sradica poesia, immerge il piano, abbandona il vibrafono e potenzia il jazz con il suo membranofono: il katsu o i suoi ritornelli vocali imbronciati.
Da principe del foro si tramuta in un paesaggista dell'anima, nelle sue canzoni, come dipinti o scorci cinematografici si parte dalla descrizione di un panorama, un ambiente, un esterno, una veduta che catapulta esseri come odalische, orchestrine,
Dal dettaglio al generale. E' tutta una grande storia, non soltanto musicale e soprattutto non solo italiana, ma francese, internazionale. Il suo gusto conquista presto i sofisticati francesi che hanno a che fare con una confusione intellettuale e olistica imprendibile. Ed è capolavoro. È un intreccio di parole, versi e musiche che scattano foto del nostro immaginario attraverso le canzoni, i concerti, gli amici e le riflessioni del grande artista astigiano.
Verdelli ha attinto all’immenso patrimonio dell’archivio personale di Conte, unendolo a materiale realizzato ad hoc: interviste, riprese dei tour internazionali e occasioni di una carriera unica. Con una straordinaria carrellata di testimonianze tra cui: Roberto Benigni, Vinicio Capossela, Francesco De Gregori, Giorgio Conte, Pupi Avati, Paolo Jannacci, Vincenzo Mollica, Isabella Rossellini, Lorenzo Jovanotti, Jane Birkin, Patrice Leconte, – il film si inoltra nel labirinto delle canzoni di Conte, anche quelle scritte per gli interpreti più diversi (Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Jane Birkin, Caterina Caselli, Bruno Lauzi), oltre che nel labirinto delle sue passioni (il jazz, l’enigmistica, la pittura, il diritto, il cinema).
Alla base del progetto c’è una lunga intervista “intima” di Verdelli a Paolo Conte, in cui i racconti di personaggi, canzoni e vicende umane mescolano tenerezza, ironia e charme tipici dell’avvocato di Asti che ci accompagnano in una scoperta continua tra il noto e l’inedito, tra le storie, i versi e le canzoni di quello straordinario altrove che è il mondo di Conte.

