Dovlatov - I libri invisibili di Alexej German Jr

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12 Ottobre 2020

Leningrado anni '70.
Un film sul passato che si impone come un monolite sul presente, sulla resistenza verso la cultura, la ricerca, il non allineamento in una soluzione di continuità. Un film importante e utile, potente e poetico, che, attraverso l'uso di brillanti dialoghi, citazioni filosofiche e letterarie in un panorama in cui gravitano stelle e mostri sacri come Puskin, Gogol, Tolstoj, Dostoevskij, o pittori dell'avanguardie russe come Rothko o Kandinsky a cui era vietato esporre le opere, ribadisce il rifiuto a conformarsi al volere bieco di politica, editori ciechi e binariati che asservono solo il potere imperante, adoperando perennemente censura.

Dovlatov racconta sei giorni della vita del brillante e ironico scrittore Sergei Dovlatov, un autore che si è distinto per la capacità di vedere ben oltre i rigidi limiti della Russia Sovietica degli anni Settanta e rischiando tutto, famiglia denaro, sopravvivenza insieme all'amico e poeta Joseph Brodsky, ha lottato per preservare il proprio talento e la propria integrità.
Opponendosi a un contesto culturale e sociale dove i suoi amici e colleghi artisti venivano schiacciati dalla volontà inossidabile della macchina dello Stato, sia lui che Brodsky vedono come unica via d'uscita verso la salvezza e la libertà espressiva la possibilità di fuggire alla volta dell’ America, perdendo però così tutto quello che possedevano.

Poetica e triste ricostruzione di 6 giorni del grande scrittore e poeta russo, Sergei Dovlatov, nato a Ufa nel 1941 e morto a New York nel 1990, che visse nel 1971 a Leningrado e morì troppo giovane affinché il suo talento venisse riconosciuto in vita. Un film con grande poesia e forza espressiva, dialoghi enormi, costellati di genialità tra Lev Tolstoj e Fëdor Dostoevskij, Joseph Brodsky e tutti i mostri sacri russi di poesia, letteratura, arte.
Uno dei più intensi del film festival di Torino ora in uscita il 05 Novembre che, con lo spunto del passato, fa riflettere anche sulla Russia odierna e il mondo intero, sul significato di libertà espressiva, creatività e copyright. E quanto, anime grandi siano disposte alla fame, per mantenere i propri valori, i propri ideali e vera creatività.
German Jr. è da sempre un regista particolarmente critico nei confronti della politica del suo Paese natale. Anche qui non perde colpo per approfondire il tema dell'importanza della cultura e di come gli artisti liberi non esistano e quelli non omologati al sistema vengano boicottati da poteri superiori. Verità incontrovertibile pure oggi.  Ahimè non solo in Russia! 

Grazie alla direzione della fotografia di Lukasz Zal, emerge anche poesia visiva pura, supportata da immagini non nitide, nebbiose e sospese, come le vite di questi geniali scrittori e artisti, poeti dell’invisibile, da Malevic, a Rothko o Kandinsky, che narrano una Russia paludosa e immobile come le stesse cartoline che dipinge il film. Ad esempio Sergei Dovlatov si guadagnò da vivere come scrittore e giornalista. Il 1971 è un anno cruciale della sua vita: l'anno successivo deciderà infatti di lasciare la patria e di trasferirsi a Tallinn. Il tutto è magicamente interpretato da Milan Maric che sembra perfetto nel ruolo e totalmente a suo agio. Dopo il trasferimento, Dovlatov continuerà a scrivere in maniera prolifica, ma le sue storie saranno costantemente respinte da tutte le riviste e i giornali sovietici. Insieme all'amico e poeta Joseph Brodsky, Dovlatov combatte per preservare il proprio talento e la propria integrità mentre vede i suoi amici artisti soccombere al peso della macchina di stato, fuggendo in America e perdendo tutto ciò che hanno. Dice il regista: “Per me era fondamentale mostrare ciò che accadeva fuori e dentro le loro vite, mostrare come artisti di talento come loro a causa del clima politico non potevano fare ciò che volevano e cercavano di rimanere fedeli a loro stessi”. Così come dovrebbe essere anche oggi: libertà di espressione totale.
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