20 Luglio 2021
Non è chiaro quanti elementi autobiografici vi siano nella storia commovente di questo padre violento, rozzo, infelice, che Viggo narra con molta consapevolezza e originalità. Scritto, diretto, recitato, musicato e sceneggiato dall'olistico Mortensen, Falling è un'opera prima di tutto rispetto e di sicuro assurge a spunti vissuti personalmente da Viggo.
Se non per altro, questo film immortala la presenza scenica, la naturalezza, la cristallina caparbietà e l'indubbia capacità di un grandissimo Lance Henriksen, ricordato spesso per il ruolo dell'androide Bishop in "Aliens - Scontro finale (1986)". Qui più alienato che mai, non solo per la incalzante demenza senile che mescola, sovrappone i ricordi, ma in una forma strepitosa, quindi forse anche ben diretto, nell' apparire odioso, insulso, violento e scemo.
Conservatore e tradizionalista, Willis lascia la sua fattoria di campagna per trasferirsi a Los Angeles. Qui, vivrà con la famiglia del figlio gay John, che condivide casa con il compagno Eric e la loro figlia Monica, insinuandosi in un'armonia familiare che lui stesso non è mai riuscito a creare nella sua di famiglia.
Andando avanti e indietro nel tempo, fino all'infanzia di John, Falling mostra anche la storia del giovane Willis, dal momento in cui incontra l'amore della sua vita Gwen che maltratta, pur avendola amata e sposata. Da giovane, Willis ha il volto dell'attore islandese Sverrir Gudnason, noto per il suo ruolo in "Borg McEnroe (2017)" mentre l'amata Gwen, la madre di John, è impersonata da Hannah Gross, reduce dall'esperienza in "Joker (2019)".
Seppur con alcuni momenti di ritardo, di flashback e rimandi un pò troppo assidui, il film nel complesso genera riflessioni proficue, su certuni andamenti familiari, i loro snodi e le conseguenze anche devastanti su sessualità, affettività, distorsioni che si ingenerano nei giovani che di quella famiglia, assorbono di più, vuoi per età, fragilità e sensibilità.
Curioso come se un figlio è fatto dal legittimo genitore quest'ultimo possa scientemente rovinargli l'esistenza senza controlli di nessun genere, mentre invece se lo si adotta un bambino, i test da passare sono peggio di tre laure in psicologia prese ad Harvard..
I misteri del sociale, della tutela famigliare, della protezione minori non finiscono mai.
Conservatore e tradizionalista, Willis lascia la sua fattoria di campagna per trasferirsi a Los Angeles. Qui, vivrà con la famiglia del figlio gay John, che condivide casa con il compagno Eric e la loro figlia Monica, insinuandosi in un'armonia familiare che lui stesso non è mai riuscito a creare nella sua di famiglia.
Andando avanti e indietro nel tempo, fino all'infanzia di John, Falling mostra anche la storia del giovane Willis, dal momento in cui incontra l'amore della sua vita Gwen che maltratta, pur avendola amata e sposata. Da giovane, Willis ha il volto dell'attore islandese Sverrir Gudnason, noto per il suo ruolo in "Borg McEnroe (2017)" mentre l'amata Gwen, la madre di John, è impersonata da Hannah Gross, reduce dall'esperienza in "Joker (2019)".
Seppur con alcuni momenti di ritardo, di flashback e rimandi un pò troppo assidui, il film nel complesso genera riflessioni proficue, su certuni andamenti familiari, i loro snodi e le conseguenze anche devastanti su sessualità, affettività, distorsioni che si ingenerano nei giovani che di quella famiglia, assorbono di più, vuoi per età, fragilità e sensibilità.
Curioso come se un figlio è fatto dal legittimo genitore quest'ultimo possa scientemente rovinargli l'esistenza senza controlli di nessun genere, mentre invece se lo si adotta un bambino, i test da passare sono peggio di tre laure in psicologia prese ad Harvard..
I misteri del sociale, della tutela famigliare, della protezione minori non finiscono mai.

