Criminal - Il vero crimine è la mancanza di credibilità

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5 Aprile 2016

Come dice lo slang del suo stesso cognome, Ariel Vromen, “Wrong man”, è interessato agli uomini sbagliati.
Il regista di Criminal è infatti israeliano. E, come tale, probabilmente conosce segreti del mondo, oltre ad essere perennemente interessato o circondato da criminali.
Il suo Iceman (2012) infatti, esplorando la vita di Richard Kuklinski, un sicario e le sue scissioni, è stato un film degno d’interesse, grazie anche alla caratterizzazione psicologica e alla buona interpretazione di Micheal Shannon.
Criminal parla sempre di delinquenti, ma in forme diverse. Forse alludendo agli stessi uomini della CIA, i quali senza alcuno scrupolo, devono innestare la rete neuronale di un ex agente morto, Bill Pope (Ryan Reynolds) nel labile cervello di Jericho Stewart, un improbabilissimo Kevin Costner, qui spietato (HA HA) si fa per dire, detenuto serial killer, tipo il più famoso e più perfetto Anthony Hopkins di Hannibal Lecter.
Sembra un po’ assurdo infatti che il lobo prefrontale di Reynolds conservi i segreti fondamentali per salvare il mondo da un potenziale attacco terroristico e che, tanto più, si vada a inserire in Kevin Costner, volto noto in tv come tranquillo assaggiatore napoletano del tonno Rio Mare.
Il cinema in effetti, ha a che fare prima di tutto con la credibilità, oltre che con la finzione. E qui non ce n’è a sufficienza.
Per l’intervento si ricorre al medico e scienziato, dottor Franks (Tommy Lee Jones), il quale per tutto il film sembra imbambolato o sotto effetto di stupefacenti. Anche questo appare assurdo.
Il film però ha dei pregi. E’ adrenalinico, ha un buon ritmo, tensione giusta e apre delle riflessioni interessanti sulla traslazione di memoria, cose non del tutto improbabili in un futuro forse non troppo lontano.
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